|
Accadde domani
13
agosto 1935
Il
disastro di Molare fu causato dall'esondazione del lago di
Ortiglieto, avvenuta il 13 agosto 1935 in provincia di
Alessandria.
L'estate del 1935 era stata particolarmente siccitosa; l'OEG
programmò dunque un taglio della produzione elettrica e il
blocco degli scarichi della diga.
All'alba di martedi 13 agosto straordinarie precipitazioni
iniziarono ad abbattersi improvvisamente sulle valli di Orba e
Stura: in meno di otto ore, e con un periodo di relativa calma
tra le 11 e mezzogiorno, caddero sulla zona oltre 40 centimetri
di pioggia, e il livello dell'Ortiglieto salì in maniera
preoccupante. Gli addetti ai lavori attivarono tardivamente
l'unico scaricatore dei due principali utilizzabile, che si
bloccò dopo poco tempo poiché intasato dalla melma; ebbero
ancora il tempo di avvertire telefonicamente del pericolo le
centrali elettriche delle vicinanze e le autorità locali. Verso
le 13.15 il bacino non fu più in grado di contenere l'acqua.
Nonostante l'esondazione la diga maggiore, che preoccupava di
più i tecnici e gli operai di Ortiglieto, evitò il crollo: resse
per la robustezza del terreno sottostante, pur inumidito
dall'acqua[3]. Lo stesso non successe con lo sbarramento
secondario, quello della sella Zerbino, che cadde riversando
nell'Orba già in piena un fronte d'acqua fangosa largo due
chilometri e alto venti metri, della portata di oltre 30 milioni
di metri cubi .
I danni
nella valle
La sella Zerbino dopo il crollo dello sbarramento.A Molare
l'acqua risparmiò il centro abitato: persero la vita tre
persone, ma ingentissimi danni riguardarono la centrale
elettrica, alcune cascine, gli argini artificiali e tutti i
ponti, compreso quello della ferrovia Asti – Genova, sul quale
pochi minuti prima era transitato un treno[5]. Le località al
confine con la città di Ovada (Le Ghiaie, Rebba, regione
Carlovini, Monteggio, Geirino), a nord-est, furono in gran parte
distrutte e l'ondata inghiottì in quella zona almeno venti
persone e una settantina di case.
Alle ore 14 l'acqua raggiunse il paese più grande della zona,
Ovada, che all'epoca sfiorava i 10.000 abitanti. Danneggiati i
ponti San Paolo e della Veneta (che collega Ovada ad Alessandria
mediante ferrovia), crollò il ponte che collegava piazza
Castello al quartiere Borgo, che venne quasi completamente
distrutto. Furono rase al suolo trentacinque abitazioni e
perirono sessantacinque persone; successivamente l'Orba, alla
confluenza con il fiume Stura, riversò in esso parte
dell'esagerato carico, che andò a distruggere il ponte che
collegava Ovada a Belforte Monferrato.
Dopo Ovada l'ondata colpì ancora i paesi di Silvano, Capriata
(dove morirono quattro persone, tra cui il podestà) e Predosa,
per poi riversarsi nel Bormida a Castellazzo. Con meno potenza
furono allagati campi e abitazioni fino ad Alessandria; l'onda
andò calmandosi dopo che, alle 14.30, la pioggia era cessata.
Nel suo percorso aveva lasciato 111 morti e dispersi: i corpi di
alcuni di questi furono trovati molti anni dopo.
|
|