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Roma
L'Italia saluta Francesco Cossiga il "picconatore"
E'
morto Francesco Cossiga. Aveva compiuto 82 anni il 26 luglio. Il
presidente emerito della Repubblica era ricoverato da lunedi'
della scorsa settimana al policlinico Gemelli.
Ultimo saluto a Francesco Cossiga. Visite fino alle 18 al
Gemelli. Davanti alla chiesa, si è radunata fin dal primo
mattino una piccola folla di giornalisti e gente comune.
Le esequie si svolgeranno informa privata probabilmente a
Sassari.
Francesco Cossiga è stato un politico, giurista e docente
italiano, ottavo presidente della Repubblica dal 1985 al 1992
quando assunse, di diritto, l'ufficio di senatore a vita. A
seguito di un decreto del presidente del Consiglio dei ministri
ha potuto fregiarsi del titolo di presidente emerito della
Repubblica Italiana.
È stato ministro dell'interno nel Governo Andreotti III dal 1976
al 1978, quando si dimise in seguito all'uccisione di Aldo Moro.
Dal 1979 al 1980 fu presidente del Consiglio dei ministri e fu
presidente del Senato della Repubblica nella IX legislatura dal
1983 al 1985, quando lasciò l'incarico perché fu eletto al
Quirinale.
Carriera
politica
Iscritto alla sezione sassarese della Democrazia Cristiana a 17
anni, conseguì la maturità in anticipo e si iscrisse al corso di
laurea in giurisprudenza, per laurearsi, a soli vent'anni, nel
1948, iniziando una carriera universitaria che gli sarebbe in
seguito valsa la cattedra di diritto costituzionale
dell'Università di Sassari. In quegli anni ha fatto parte della
FUCI con ruoli di primo piano nella FUCI di Sassari e a livello
nazionale.
Primo in
tutto
Alla fine degli anni cinquanta, ancora trentenne, iniziò la sua
folgorante carriera politica a capo dei cosiddetti giovani
turchi sassaresi: eletto deputato per la prima volta nel 1958
divenne poi il più giovane sottosegretario alla difesa nel terzo
governo Moro (23 febbraio 1966) il più giovane ministro degli
Interni (il 12 febbraio 1976, a 48 anni), il più giovane
presidente del Senato (12 luglio 1983, a 55 anni) e, infine, il
più giovane inquilino del Quirinale, dove arrivò, a 57 anni non
ancora compiuti, il 24 giugno del 1985, con una vasta
maggioranza alla prima votazione.
Attività di
governo
I primi anni al Viminale
L'11 marzo 1977, nel corso di durissimi scontri tra studenti e
forze dell'ordine nella zona universitaria di Bologna venne
ucciso il militante di Lotta continua Pierfrancesco Lorusso;
alle successive proteste degli studenti, Cossiga, allora
titolare del Ministero dell'interno, rispose mandando veicoli
trasporto truppa blindati (M113) nella zona universitaria. A
seguito di ciò - ed a seguito della morte per colpi d'arma da
fuoco della militante di sinistra romana Giorgiana Masi sul
Ponte Garibaldi - il suo nome venne scritto dagli studenti, per
protesta, storpiandolo: con una kappa iniziale ed usando la
doppia esse delle SS naziste.
Nel gennaio 1978 riformò i servizi segreti dando loro la
configurazione che avrebbero mantenuto fino alla successiva
riforma del 2007, e creò i reparti speciali della Polizia NOCS e
dei Carabinieri GIS.
Il caso
Moro
Nel marzo 1978, quando fu rapito Aldo Moro dalle brigate rosse,
creò rapidamente due "comitati di crisi", uno ufficiale e uno
ristretto, per la soluzione della crisi.
Cossiga diede le dimissioni da ministro dell'Interno in seguito
al ritrovamento del cadavere del presidente della DC in via
Michelangelo Caetani. Al giornalista Paolo Guzzanti disse: «Se
ho i capelli bianchi e le macchie sulla pelle è per questo.
Perché mentre lasciavamo uccidere Moro, me ne rendevo conto.
Perché la nostra sofferenza era in sintonia con quella di Moro».
La
presidenza del Consiglio dei ministri
Appena un anno dopo, il 4 agosto 1979, fu nominato presidente
del Consiglio dei ministri rimanendo in carica fino all'ottobre
del 1980.
La
Presidenza della Repubblica
Nel 1985 divenne l'ottavo presidente della Repubblica Italiana,
succedendo a Sandro Pertini. Per la prima volta nella storia
repubblicana, l'elezione avvenne al primo scrutinio, con una
larga maggioranza (752 su 977 votanti): Cossiga ricevette il
consenso oltre che della DC anche di PSI, PCI, PRI, PLI, PSDI e
Sinistra indipendente.
La caduta del muro di Berlino segnò l'inizio della seconda fase.
Secondo Cossiga la fine della guerra fredda e della
contrapposizione di due blocchi avrebbe determinato un profondo
mutamento del sistema politico italiano che nasceva da quella
contrapposizione ed era a quella funzionale. La DC e il PCI
avrebbero dunque subito gravi conseguenze da questo mutamento,
ma Cossiga sosteneva che i partiti politici e le stesse
istituzioni si rifiutavano di riconoscerlo. Iniziò quindi una
fase di conflitto e polemica politica, spesso provocatoria e
volutamente eccessiva, e con una fortissima esposizione
mediatica (fu detto il «grande esternatore»), al solo scopo di
dare delle «picconate a questo sistema», che perciò valsero a
Cossiga negli ultimi due anni di mandato l'appellativo di
«picconatore».
Tra le esternazioni del presidente, vi fu quella contro il
magistrato Rosario Livatino, definito sprezzantemente giudice
ragazzino. Livatino fu assassinato dalla mafia nel 1990.
Cossiga si dimise dalla presidenza della Repubblica il 28 aprile
1992, a due mesi dalla scadenza naturale del mandato,
annunciando le sue dimissioni con un discorso televisivo che
tenne simbolicamente il 25 aprile.
Cossiga e
Gladio
Nel 1966, quando entrò per la prima volta al governo, Cossiga
ricevette la delega, come Sottosegretario alla Difesa, a
sovrintendere Gladio, sezione italiana di Stay Behind Net,
organizzazione segreta dell'Alleanza Atlantica (di cui facevano
parte anche Austria e Svezia).
Le asserite responsabilità di Cossiga nei confronti di Gladio
furono confermate dal medesimo interessato che, ancora
presidente, ebbe a chiedere (il 21 novembre 1991, all'indomani
della sentenza di incompetenza con cui il giudice Felice Casson
aveva trasmesso gli atti su Gladio alla Procura della Repubblica
presso il tribunale di Roma) di essere processato e a
definirsene «l'unico referente politico», precisando di «essere
stato perfettamente informato delle predette qualità della
struttura».
La
richiesta di messa in stato di accusa
Il 6 dicembre 1991 fu presentata in parlamento da parte
dell'allora minoranza la richiesta di messa in stato di accusa
per Francesco Cossiga.
Tra i firmatari delle mozioni vi erano Ugo Pecchioli, Luciano
Violante, Marco Pannella, Nando Dalla Chiesa, Giovanni Russo
Spena, Sergio Garavini, Lucio Libertini, Lucio Magri, Leoluca
Orlando, Diego Novelli.
Il comitato parlamentare ritenne tutte le accuse manifestamente
infondate, come si legge negli atti parlamentari del 12 maggio
1993.
La Procura di Roma richiese l'archiviazione a favore di Cossiga
il 3 febbraio 1992 e l'8 luglio 1994 la richiesta fu accolta dal
tribunale dei ministri.
Attività
recente
XIII Legislatura
Sfaldatasi la DC ed essendosi i suoi esponenti divisi fra i due
poli di centrosinistra e centrodestra, Cossiga decise in un
primo momento di ritirarsi dall'attività di partito e di
svolgere soltanto l'attività di senatore a vita.
Successivamente, nel febbraio del 1998, diede vita ad una nuova
formazione politica, l'UDR (Unione Democratica per la
Repubblica), con l'intenzione di costituire un'alternativa di
centro e ricompattare le forze ex-democristiane.
XIV Legislatura
Dopo un anno di vita, l'UDR si sciolse e larga parte di essa
confluì nel nuovo soggetto politico creato da Clemente Mastella,
l'UDEUR. Cossiga vi aderì in maniera puramente simbolica, per
fuoriuscirne definitivamente il 6 novembre 2003, quando
abbandonò, al Senato, il gruppo misto per iscriversi al gruppo
per le autonomie.
XV Legislatura
Attualmente Cossiga collabora attivamente con diversi
quotidiani, scrivendo anche sotto lo pseudonimo "Franco Mauri"
per Libero e "Mauro Franchi" per Il Riformista. Alla fine del
2005 ha pubblicato sul quotidiano Libero una lettera nella quale
ha annunciato di non volersi più occupare attivamente della
politica italiana, ma non pare avervi dato pienamente seguito.
XVI Legislatura
Nel 2008 Cossiga ha votato la fiducia al governo Berlusconi IV;
in precedenza aveva votato la fiducia a Berlusconi un'altra
volta, nel 1994 (governo Berlusconi I).
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