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Baronissi
Omaggio
a Ugo Marano
E’
stata inaugurata presso la sala delle conferenze del Museo-Frac
di Baronissi la mostra "Carte contemporanee". Esperienze del
disegno italiano dal 1943 agli anni Novanta”, dedicata ed in
omaggio allo scultore Ugo Marano scomparso di recente.
È un tracciato espositivo che focalizza l’attenzione sulle
esperienze degli ultimi cinquant’anni del secolo scorso,
guardando al segno e alla sue molteplici declinazioni, ai
linguaggi che hanno tracciato la storia di questi decenni così
vitali della contemporaneità. La mostra propone un repertorio di
opere di alta qualità, a volte anche di vere e proprie rarità,
focalizzando inoltre un percorso che fa affiorare la vivacità di
una cultura, quella artistica italiana del secondo Novecento,
saldamente fondata sull’esercizio del disegno, inteso come
esperienza viva ed autonoma della pratica creativa.
L’esposizione, coordinata da Massimo Bignardi direttore del
Museo-Frac con i contributi di Marco Alfano, Giada Caliendo,
Marcella Ferro, Ada Patrizia Fiorillo, Luca Mansueto, Federica
Pace, Maria Letizia Paiato, Annamaria Restieri e Pasquale Ruocco,
traccia una linea che, dal 1943 – anno dello sbarco a Salerno
delle forze anglo-americane –, corre parallelo alla vita di
Marano, dalla sua nascita al Duemila. In essa sono proposte
opere di ottanta artisti di generazioni e ambiti artistici
diversi tra loro, attraverso le quali è ricostruito, anche se
per punti salienti, il dibattito in Italia dal realismo del
secondo dopoguerra ai decenni improntata dalle poetiche che
animano gli anni Ottanta e poi la fin de siècle. Una piccola
sezione sarà dedicata all’artista scomparso, esponendo per la
prima volta in pubblico un grandissimo disegno su tela,
realizzato da Marano in occasione di una lezione tenuta, il 2
marzo 2004 presso la Certosa di Pontignano, sede della Scuola di
Specializzazione in Storia dell’Arte dell’Università di Siena.
“È una mostra – scrive Giovanni Moscatiello sindaco di Baronissi
nell’introduzione al catalogo – che risponde ad una duplice
motivazione: da un lato un evento che si inscrive quale
manifestazione di chiusura dei festeggiamenti dei 150 anni
dell’unità nazionale, ponendo l’accento sugli ultimi cinque
decenni così fortemente caratterizzati, dall’altro l’omaggio ad
un grande poeta, ad un uomo eccezionale, ad un artista che ha
aperto il nostro sguardo al futuro. È l’omaggio a Ugo Marano, un
modo cioè per sentirlo parte viva ed attiva della nostra
struttura museale, con la quale l’artista ha collaborato in più
occasioni”.
“A Ugo – scrive Massimo Bignardi –, alla sua professione di
instancabile disegnatore, dedichiamo questa mostra, nella
convinzione di sentirlo presente con la straordinaria carica di
umanità. Ugo Marano è stato interprete, per oltre quarant’anni,
di una rigorosa ricerca attenta soprattutto a dar vita e futuro
alla ceramica, dando corso ad un progetto di forme attraverso le
quali sobillare, come affermava, la creazione di architetture
del tempo, guardando oltre la soglia del presente. «Le idee
nascono amando gli altri – annotava Marano nel 1984 –. Le idee
nascono sul nascere. Le idee appartengono agli altri non esiste
proprietà privata delle idee o meglio non dovrebbero esistere.
Le idee vengono guardando le onde del mare. Non v’è onda
ripetuta nella storia delle onde del mare. Il mare produce solo
originali. Le idee sono come le onde del mare : si
producono».[…]
L’impaginazione di questa mostra segue una enucleazione per nodi
e cifre stilistiche che si articolano su un asse temporale.
L’aspirazione è conservare ciascun foglio all’interno di un
misurato schema che riprende, anche se per sintesi, i fili del
serrato dibattito che ha cifrato a lungo le vicende dell’arte
italiana del secondo Novecento, facendo emergere la qualità
delle tecniche che assumono un preciso carattere soprattutto
dalla metà degli anni Sessanta”. Si tratta di sperimentazioni su
supporti diversi che prevedono l’immissione del frammento non
più collage, l’uso delle immagini ricavate o ricalcate, riprese
con la trielina, il ricorso ad impronte dirette lasciate
dall’oggetto, oppure indirette, ricavate dall’azione
dell’aerografo.
“È un percorso – continua Bignardi –, in sostanza, tra segni
esili, a volte evanescenti, propri dello sguardo che si muove
nella realtà delle cose, oppure geometrici, larghi e sommari,
carichi di tratti esistenziali: segni che non seguono uno stile
culturale, unicamente attestato sul valore evocativo della
figura, tanto meno, per contrappasso, sulla geometria che ha
cifrato i sentieri del nostro astrattismo, o sull’irruenza
lirica della stagione informale. È una prospettiva che rinuncia,
a priori, ad insistere sulla dialettica contrapposizione tra
figurazione e astrazione, allargando l’orizzonte di lettura fino
ad includere anche esperienze recenti e poco note al grande
pubblico, nel tentativo di tessere una molteplicità di
declinazioni linguistiche sparse lungo la penisola.”
L’esposizione è stata resa possibile grazie alla collaborazione
con: Università degli Studi di Siena, Scuola di Specializzazione
in Beni Storici Artistici; Associazione “Il museo e la città”,
Potenza; Galleria Art’s Events, Torrecuso; Associazione
culturale “Yoruba”, Ferrara; Associazione culturale
“Contemporanea Progetti”, Siena; Archivio del Viaggio
Contemporaneo, Ravello.
La mostra, allestita nei due livelli del complesso museale, è
suddivisa in quattro sezioni così ordinate:
La linea della figura: dagli ultimi ‘inchiostri’ di Novecento al
realismo, alla Nuova figurazione: Antonio Donghi, Enrico
Paulucci,Orfeo Tamburi, Alberto Ziveri, Mario Carotenuto,
Giuseppe Zigaina, Guido Gambone, Titina Maselli, Sergio Vacchi,
Tono Zancanaro, Concetto Pozzati, Emilio Tadini, Giosetta
Fioroni, Luigi Guerricchio, Errico Ruotolo, Virginio Quarta.
Segni della scultura: Antonio Venditti, Giuseppe Spagnulo, Carlo
Lorenzetti, Giuseppe Uncini, Mauro Staccioli, Gerardo Di Fiore,
Ugo Marano, Mimmo Paladino, Luigi Mainolfi, Nicola Salvatore,
Nunzio, Iavolella, Enzo Navarra, Angelo Casciello, Luigi Vollaro,
Michele Peri, Ermelindo Faralli, Eduard Habicher, Franco Fienga.
Tra l’inquietudine informale, il rigore astratto e le nuove
poetiche degli anni Settanta: Lucio Fontana, Renato Barisani,
Sergio Dangelo, Mario Colucci, Mario Persico, Emilio Scanavino,
Oscar Staccioli, Pirro Cuniberti, Atanasio Soldati, Mario
Radice, Carla Accardi, Mauro Reggiani, Elio Marchigiani, Giorgio
Griffa, Rodolfo Aricò, Carmine Piro, Pietro Lista, Antonio
Davide, Giuseppe Rescigno.
Dagli anni Ottanta verso la fin de siècle: Nicola De Maria,
Sandro Chia, Giorgio Cattani, Sergio Vecchio, Angelomichele
Risi, Bruno Ceccobelli, Cesare Berlingeri, Sergio Ragalzi,
Arturo Pagano, Omar Galliani, Stefano Di Stasio, Arcangelo, Enzo
Esposito, Franco Marrocco, Teo De Palma, Nino Tricarico, Carlo
Catuogno, Luigi Pagano, Ruggero Maggi, Marco Pellizzola,
Giovanni Tesauro.
Accompagna la mostra un catalogo pubblicato dalle edizioni
Gutenberg con testi di Massimo Bignardi e Marco Alfano, Giada
Caliendo, Marcella Ferro, Ada Patrizia Fiorillo, Luca Mansueto,
Federica Pace, Letizia Paiato, Annamaria Restieri e Pasquale
Ruocco con un ampio corredo illustrativo a colori e in bianco e
nero.
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