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Pagani
Scenari Pagani: di scela la Compagnia degli ipocriti
Casa Babylon Teatro, per la direzione artistica di Nicolantonio
Napoli,
nell'ambito della 13esima edizione del Festival di Teatro e
Musica Scenari pagani, presenta la Compagnia Gli Ipocriti
in Morso di luna nuova di Erri De Luca
con Giovanni Esposito, Anna Ferruzzo, Antonio Marfella, Luna
Romani,
Giampiero Schiano, Antonio Spadaro, Simone Spirito, Pino
Tufillaro,
scene e costumi Bruno Buonincontri,
musiche Harmonia Team,
regia Giancarlo Sepe.
L'appuntamento è per giovedì 18 febbraio, alle ore 21.00,
presso il Centro Sociale in via De Gasperi a Pagani.
Estate 1943. Sullo sfondo di una Napoli lacerata dalla guerra,
otto vite umane si intrecciano e condividono il sogno della
liberazione. Un vecchio generale fascista a riposo, un giovane
romantico, un ingenuo balbuziente, un disincantato falegname, un
pescivendolo ebreo e la famiglia del portiere, in attesa di
rivolta, si trovano a condividere gli spazi angusti di un
rifugio antiaereo, mentre la città è sotto l'assedio delle
bombe. Otto persone, diverse per età, storie, mestieri e
posizioni sociali, che annullano le distanze tra loro e
percorrono assieme il viaggio della speranza e della rinascita,
nei tempi bui della guerra.
Lo spettacolo, tratto dall'omonimo racconto di Erri De Luca, è
un gioco di specchi tra le piccole storie umane e la grande
Storia, che in quei momenti drammaticamente si stava scrivendo.
Il fascismo era appena caduto, gli Americani, da poco sbarcati
in Sicilia, stavano risalendo la penisola. Napoli era dilaniata
tra cielo e terra, nella morsa dei tedeschi, divenuti oramai
popolo occupante, e dei bombardamenti americani. C'è attesa,
mentre pian piano affiora la consapevolezza di dover far
qualcosa per scacciare il nemico occupante ed aprire le porte ai
nuovi alleati portatori di libertà.
Morso di luna nuova è il morso di una città che addenta il
nemico tedesco per spingerlo fuori dalle proprie mura. Le
Quattro Giornate di Napoli (27-30 settembre 1943), quando la
città si ribellò contro il giogo tedesco, sono alle porte. Quel
popolino, rassegnato e sognatore, comincia a coltivare la
propria dignità, il proprio riscatto e la rassegnazione lascia
il posto alla rivendicazione.
Protagonista tra i personaggi è la napoletanità, che rivive nel
linguaggio ("Il talian è na lingua nu poco stitica, non come il
napolitano nostro che per la fame che tiene si morsica pure le
parole", recita uno degli attori) e in tratti tipici dell'uomo
napoletano, come la fame di giustizia e la rassegnazione, il
rispetto e l’ironia, il comico e il drammatico.
Regna sullo spettacolo l'emotività, che prende forma in molti
casi nella paura. La paura delle bombe, che arrivano improvvise
scuotendo le mura del rifugio antiaereo e uniscono attori e
pubblico sotto il comune spettro del terrore e della tensione.
Evitando ogni epica o retorica, il regista Sepe mette in scena
un dramma struggente eppure compatto ed efficace. Sullo sfondo,
una scena asciutta, fatta di pannelli che limitano gli spazi del
claustrofobico rifugio antiaereo. Alle musiche, canzonette e
valzer tragici (tra cui la ricorrente melodia Luna nuova, di
Salvatore di Giacomo, da cui è tratto il titolo della pièce), il
compito di evocare stagioni dell'anima e del passato storico.
Il finale è una corsa verso la libertà, la corsa di un popolo
che mette da parte rassegnazione e subordinazione e corre verso
un destino di rinascita. La luna nuova a morsi ha annullato il
passato e, almeno per un momento, ’a nuttata è passata...
La Compagnia Gli Ipocriti, fondata nel 1972, ha alle spalle una
lunghissima serie di produzioni. Negli ultimi anni ha portato in
scena, tra gli altri, Madre coraggio di Bertolt Brecht, La
scampagnata dei tre disperati e Francesca da Rimini tratti dalle
farse di Petito e messi in scena Antonio Casagrande, Ferdinando
di Annibale Ruccello, Don Chichiotte frammenti di un discorso
teatrale di Rafael Azcona, Tullio Kezich e Maurizio Scaparro, O'
scarfalietto di Eduardo De Filippo, Sguardi per la regia di
Giuseppe Bertolucci, Luparella di Enzo Moscato, L'idiota di
Dostoevskij.
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