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Pagani
Scenari Pagani: in scena Sandokan
Il luogo in cui si svolge l’azione è una cucina dove la tigre
della Malesia con i suoi prodi rivive i suoi ultimi attacchi
imperialistici e la passione per la perla di Labuan senza
alzarsi mai dal tavolo ingombro di carote e verdure.
Attorno al tavolo si raccolgono i quattro personaggi che,
indossato il grembiule, iniziano a vivere le intricate gesta del
pirata malese.
Perno dell'azione è l'ortaggio, in tutte le sue declinazioni:
carote-soldatini, sedani-foresta, pomodori rosso sangue,
patate-bombe, prezzemolo ornamentale.
E poi, cucchiai di legno come spade, grattugie come cannoni, una
bacinella piena d'acqua per il mare del Borneo, scottex per
cannocchiali, e ancora sacchetti di carta, coltellini,
tritatutto...Il racconto si affaccia alla mente degli
spettatori, per poi esplodere con una frenesia folle che
contagia.
La cucina è casa di Sandokan, che diventa di volta in volta la
nave dei pirati, la villa di Lord Guillonk, la foresta malese,
la spiaggia di Mompracem.
Fedele all’ideale di un ironico esotismo quotidiano e casalingo
(è noto che Salgari non si avventurò mai oltre l’Adriatico) lo
spettacolo – attraverso la ri-funzionalizzazione di semplici
oggetti d’uso - è un elogio all’immaginazione, che rischia di
naufragare nel blob superficiale dei nostri tempi e al tempo
stesso una satira di costume.
Piccoli uomini (noi) e i loro grandi sogni si scontrano in un
gioco scenico buffo ed elementare. Chi avrà la meglio?
I Sacchi di Sabbia sono un gruppo tosco-napoletano di “Comici
dell’Arte”, formatosi a Pisa nel 1995. Debuttano nel 1996 con
Riccardo III, Buckinghàm e a’ malafemmena, uno spettacolo che
inaugura il percorso delle rivisitazioni shakespereane,
presentato al Festival Internazione di Santarcangelo.
Nel luglio 1998 nasce lo studio su Faust, Pauperis oratorium
Christi, primo traguardo di un ‘indagine sul sacro, alla luce di
uno sguardo disincantato e ironico, segnalato dalla critica del
progetto Eti “Il debutto di Amleto”, con la seguente
motivazione: “Per la misurata ironia e l’equilibrio degli attori
nella riappropriazione di un immaginario popolare in bilico tra
sacro e profano”.
Nel 2001 I Sacchi di Sabbia iniziano un percorso sulla
sottrazione della parola. Il primo lavoro, Orfeo. Il respiro,
presentato al Festival di Santarcangelo, riceve una nomination
al Premio UBU 2003 “per il loro intrecci di ironia, storia e
metafisica". L’indagine sulla “gravità fisica e metafisica del
quotidiano si completerà con Tràgos, nel 2004, un lavoro che
consegna definitivamente la compagnia al successo di critica e
pubblico su scala nazionale.
Nel 2006, Turma Infantium Suite, ritorna alla semplicità di una
storia dall’accento sacro e di grande suggestione, una salmodia
per immagini e voci.
1939, del 2007, avvia una seria riflessione sull’agire nel
presente, sulle sue declinazioni, sulla sua goffaggine: 1939 è
un lavoro sull’impossibilità di rappresentare la grande Storia,
un’avventura antifascista dai toni tragici e grotteschi.
Sandokan o la fine dell’Avventura, l’ultimo lavoro della
compagnia, ne segue le tracce in un percorso che si articolerà
su un triennio.
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