|
 |
Napoli
Scala su Pompei
La verità sul commissariamento degli Scavi di Pompei al
centro del dossier che sarà presentato questa sera, nella
città mariana dal consigliere di Sinistra Ecologia e
Libertà, Tonino Scala. "Pompei, la città romana sepolta
dalla cenere del Vesuvio, Patrimonio dell'Umanità protetta
dall'Unesco dal 1997, continua a soffrire, duemila anni
dopo, per l'abbandono e l'imperizia delle autorità. Tanto,
che per la prima volta in Italia un sito archeologico viene
sottoposto a commissariamento". Nel lavoro redatto dal
consigliere Scala si passa sotto la lente di ingrandimento
questi due anni di gestione commissariale. "Commissariare
Pompei non è servito a riportare l'area in un alveo di piena
legalità e di rispetto delle regole, perché non è stata, e
non sarà, accompagnata da mutamenti non solo radicali, ma
soprattutto frutto di un progetto politico-culturale
meditato e perseguito con continuità negli anni a venire,
progetto che, al momento, non esiste, almeno, non ci è dato
di conoscerlo. Il primo decreto di commissariamento fu
deliberato con DPCM del 4 luglio 2008. Fu nominato
Commissario straordinario degli scavi pompeiani il fu
Prefetto Profili, al quale in seguito successe Fiore.
Intanto il commissariamento che doveva durare un anno il 24
luglio 2009 viene prorogato dal Presidente del Consiglio dei
Ministri fino al 30 giugno 2010. Nell'ordinanza n. 3795 si
conferma la situazione "di grave pericolo per Pompei e le
aree ricadenti nel territorio di competenza della
Soprintendenza archeologica di Napoli - Pompei" fino al 30
giugno 2010, con la conferma di Fiori Commissario Delegato.
Spesso - prosegue Scala - dietro a tanto amore per i beni
storici, si nasconde solo un feeling innato con il business.
Da quando, con la legge 352 dell'8/10/1997, la
Soprintendenza archeologica di Pompei è diventata autonoma,
le sue disponibilità finanziarie sono passate dai 4-5
miliardi di lire assegnati annualmente dallo Stato agli
oltre 33 milioni di euro delle ultime due gestioni,
derivanti per l'82,3% dalla vendita dei biglietti di
ingresso e dai servizi aggiuntivi. Una torta che fa gola a
molti. Compreso il Comune, che ne vorrebbe una parte. Ma
ecco arrivare l'ordinanza 3692 che in un colpo solo si porta
via quasi tutta la torta, disponendo il trasferimento di 40
milioni di euro dalla contabilità della Soprintendenza a
quella commissariale. La prima conseguenza è che tutti o
quasi i progetti relativi alla conservazione furono
bloccati. A circa un anno e mezzo di gestione commissariale
la situazione ad oggi negli scavi è questa:
1) manca ancora un'adeguata manutenzione ordinaria e
straordinaria;
2) molti manufatti stanno crollando e diverse "insulae"
rimangono chiuse al pubblico o sono solo in minima parte
usufruibili dai visitatori (tra i quali le Case di Cecilio
Giocondo, dei Quattro Stili, di Efobo, quella degli
Epigrammi greci, quella delle Nozze d'Argento e perfino una
casa visitabile come quella dei Vettii) versano in
condizioni di degrado assoluto;
3) diversi mosaici stanno crollando poiché non si effettuano
i restauri indispensabili da molti anni; molti affreschi di
grande pregio presentano vistose macchie di muffa già
presente da anni, erbacce sono presenti ovunque e tranne
nelle strade principali, i segni dell'incuria sono evidenti;
mancano ovunque percorsi per favorire ai disabili la
fruizione degli Scavi, sia a Pompei, quanto ad Ercolano;
sono carenti le condizioni igienico sanitario.
4) si continuano ad indire gare, ad ordinare progetti e
appalti, utilizzando Società e Ditte esterne, quasi tutte
del Nord, mortificando le professionalità esistenti tra gli
impiegati degli Scavi archeologici;
5) il sistema di controllo degli accessi per i visitatori,
con conta persone e relativi orologi, costato circa 1, 5
milioni di euro per i quali si spesero oltre tre miliardi
delle vecchie lire, non è mai andato completamento in
funzione. Si fa un gran parlare, non a torto, della
necessità di ripensare il sistema di valorizzazione del
patrimonio culturale, per migliorarne la pubblica fruizione,
fine ultimo di tutto la faccenda.La Costituzione affida in
via esclusiva allo Stato la tutela dei beni culturali, ma
dalla parte delle istituzioni, deve esserci la volontà di
definire insieme le regole. Ecco perché la Regione Campania
deve rendersi protagonista di un progetto di sviluppo socio
economico dei beni culturali, che possa far sì che essi
siano volano di sviluppo. E' necessario una pianificazione
seria e mirata da parte della Regione per la salvaguardia e
il recupero del patrimonio archeologico, per
l'organizzazione e la valorizzazione del patrimonio storico.
Una pianificazione che veda lavorare insieme, d'intesa con
il Ministero dei Beni Culturali e ambientali, le province, i
comuni, la Soprintendenza archeologica campana, le
Università. Un lavoro sinergico che progetti soluzioni a
medio e lungo termine allo scopo di mettere ordine nel
settore e garantire una corretta programmazione per lo
sviluppo e la valorizzazione dei beni culturali in Campania
attraverso un intervento efficace a medio e lungo termine.
Ma per fare ciò bisogna dire basta ai commissariamenti.
Quella del commissariamento dell'area archeologica di
Pompei, come le altre vicende che accompagnano da sempre
questa pratica, è una vicenda poco trasparente, poco
proficua, che ha consentito l'uso di fondi pubblici senza
gare d'appalto. Uno strumento che aggira tutte le procedure
di controllo. E' ora di chiudere questa triste pagina della
Campania che non ha portato in nessun caso a spinte
migliorative, e ritornare alla politica, alla pianificazione
e al rispetto delle regole, questa è l'unica ricetta per
salvare e tutelare davvero, soprattutto in una Regione come
la nostra, territorio, patrimonio culturale, artistico e
archeologico che sono alla base del suo tessuto economico".
|