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Pagani
Scenari Pagani: Sandokan o la fine dell'avventura
I Sacchi di Sabbia/ Compagnia Sandro Lombardi
in SANDOKAN, o la fine dell’avventura.
Premio UBU Speciale 2008
Scrittura scenica Giovanni Guerrieri con la collaborazione di
Giulia Gallo e Giulia Solano
con Gabriele Carli, Giulia Gallo, Giovanni Guerrieri, Enzo
Illiano, Giulia Solano
tecnica Federico Polacci
Costumi Luisa Pucci
L'appuntamento è per sabato 27 febbraio, alle ore 21.00,
presso il Centro Sociale in via De Gasperi a Pagani.
"...supponete racchiuse entro le cinta di questo tinello due
terribili potenze, che dalle sponde opposte di un rischioso
braccio di mare si minacciano! Gli invasori inglesi, coloni a
Sarawak e i terribili pirati di Mompracem, giustizieri e
paladini dei mari, guidati dall'invincibile Sandokan, la Tigre
della Malesia!..."
Liberamente tratto da Le Tigri di Mompracem di Emilio Salgari,
SANDOKAN, o la fine dell’avventura fa perno sull'immaginazione
più viva. Con l'ausilio della fantasia, sul palco/tinello le due
potenze, gli Inglesi e i pirati di Mompracem, circondati da
vasti mari, si fronteggiano in eroiche gesta. L'immaginazione
riempie gli angusti spazi della scena di miriadi di uomini
armati e di schiere di navi. La Tigre della Malesia coi suoi
prodi rivive, così, gli ultimi attacchi imperialisti e la
passione per la Perla di Labuan. Il tutto senza mai alzarsi dal
tavolo di cucina ingombro di colorate verdure.
Attorno al tavolo, quattro personaggi con addosso il grembiule,
iniziano a vivere le intricate gesta del celebre pirata malese,
ponendo al centro dell'azione l'ortaggio, in tutte le sue
declinazioni: carote-soldatini, sedani-foresta, pomodori rosso
sangue, patate-bombe, prezzemolo ornamentale. E poi cucchiai di
legno come spade, grattugie come cannoni, una bacinella piena
d'acqua per il mare del Borneo, scottex come cannocchiali e
ancora sacchetti di carta, coltellini, tritatutto... La cucina è
ora casa di Sandokan, ora nave dei pirati, poi villa di Lord
Guillonk, foresta malese, spiaggia di Mompracem. Attraverso la
rifunzionalizzazione di semplici oggetti della vita quotidiana e
la ricreazione col ricorso alla fantasia di storie di eroismo
mitico, SANDOKAN, o la fine dell’avventura mette in scena il
potere evocativo della mente creativa.
La messa in scena assume un sapore di donchisciottesca memoria,
coi suoi protagonisti che credono ciecamente ai mulini a vento,
affettano ortaggi come fossero nemici, brandiscono carote e
sputano minestroni con atteggiamento naturale e vivo trasporto.
In un processo di vorticosa follia, gli ortaggi si animano,
mossi da burattinai per nulla timorosi di superare il limite
dell’assurdità e di cavalcare una geniale sregolatezza, che
toglie al teatro ogni freno ed ogni confine.
SANDOKAN, o la fine dell’avventura è una messa in scena comica
ed originale, che ha guadagnato il Premio Speciale Ubu 2008 con
la seguente motivazione: "I Sacchi di Sabbia, per il complesso
di un'attività caratteristica dalla vivacità di una scrittura
condotta con freschezza creativa e irridente, giunta con
SANDOKAN, o la fine dell’avventura a un nuovo capitolo di una
ricerca sincera, lunga e appassionata".
I Sacchi di Sabbia è un gruppo tosco-napoletano, formatosi a
Pisa nel 1995. Debutta nel 1996 con Riccardo III, Buckinghàm e
a’ malafemmena, uno spettacolo che inaugura il percorso delle
rivisitazioni shakespereane, presentato al Festival
Internazionale di Santarcangelo.
Nel luglio 1998 nasce lo studio su Faust, Pauperis oratorium
Christi, primo traguardo di un'indagine sul sacro con sguardo
disincantato e ironico, segnalato dalla critica del progetto ETI
“Il Debutto di Amleto”.
Nel 2001 I Sacchi di Sabbia iniziano un percorso sulla
sottrazione della parola. Il primo lavoro, Orfeo. Il respiro,
presentato al Festival di Santarcangelo, riceve una nomination
al Premio UBU 2003 “per il loro intreccio di ironia, storia e
metafisica". L’indagine sulla gravità fisica e metafisica del
quotidiano si completerà con Tràgos, del 2004, un lavoro che
consegna definitivamente la compagnia al successo di critica e
pubblico su scala nazionale.
Nel 2006, Turma Infantium Suite ritorna alla semplicità di una
storia dall’accento sacro e di grande suggestione.
1939, del 2007, avvia una seria riflessione sull’agire nel
presente, sulle sue declinazioni, sulla sua goffaggine: 1939 è
un lavoro sull’impossibilità di rappresentare la grande Storia,
un’avventura antifascista dai toni tragici e grotteschi.
SANDOKAN, o la fine dell’Avventura, l’ultima opera della
compagnia, ne segue le tracce in un percorso che si articolerà
su un triennio.
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