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Scandicci
(FI)
Consorzio Centopercento Italiano: si difende il Made in
Italy
Il Made in Italy è uno dei temi centrali dell’attuale
dibattito sullo stato di salute e sul futuro della nostra
economia. E’ anche uno dei pilastri del sistema economico ed
occupazionale toscano.
In teoria tutti vogliono difendere il Made in Italy, ma nei
fatti sono pochi quelli che lo praticano senza eccezioni e
con rigore assoluto.
Centopercento Italiano, il consorzio con base a Scandicci
(FI) che raccoglie oltre 70 imprese artigiane e industriali
di ogni parte d’Italia e di tutti i settori produttivi, è
stato il primo ed è l’unico a fare della difesa del Made in
Italy un imperativo quotidiano, sia pratico che etico. A
questo scopo ha individuato una strategia di tutela della
produzione nazionale basata su 5 pilastri
1) Lotta alla contraffazione.
2) Tracciabilità del prodotto.
3) Esaltazione della “cultura” legata al prodotto.
4) Convergenza delle azioni di tutela.
5) Rimodulazione del distretto industriale.
Questi costituiranno le linee guida dell'attività del
consorzio per il 2010.
“Tra il dire e il fare”: numeri, idee, proposte e programmi
2010 di chi il Made in Italy lo pratica tutti i giorni e per
davvero
Il Consorzio Centopercento Italiano presenta le sue
strategie per la difesa a oltranza di un “Made in Italy a
tolleranza zero”. Basata su cinque “pilastri”.
Il tema del Made in Italy, che sull’onda della crisi e della
concorrenza delle economie emergenti da mesi infiamma il
dibattito sul futuro delle nostre imprese, è basato su un
fondamentale equivoco: cosa può dirsi realmente “fabbricato
in Italia”? Si può considera! re itali ano il prodotto
realizzato all’estero da aziende italiane? O quello
realizzato in Italia da aziende straniere, per esempio
cinesi? O quello fatto nel nostro paese, ma con materiali e
qualità finale inferiori agli standard tradizionali
impliciti in qualcosa di marchiato “Made in Italy”? E
ancora: si può definire tale ciò che nasce senza il rispetto
delle basilari norme di tutela del lavoro e dei lavoratori?
Dipendono anche dalla risposta a questi interrogativi sia la
natura e il contenuto dei provvedimenti che si invocano a
difesa delle nostre produzioni artigianali e industriali,
sia le strategie da mettere in atto per il sostegno del
prodotto nazionale sul mercato globale.
Secondo il Consorzio Centopercento Italiano - l’associazione
con sede a Scandicci che, facendo leva sul sistema
pellettiero toscano, riunisce oggi oltre 70 imprese nei
diversi settori di eccellenza - non ci sono dubbi: “Il
marchio made in Italy può e deve rappresentare unicamente
prodotti realizzati in Italia, da imprese italiane, con
tecniche, gusto, design, know how italiani e nel rispetto
delle norme che nel nostro paese tutelano la dignità e la
qualità del lavoro di chi produce”, dice il presidente
Andrea Calistri.
Per questo la politica alla quale il Consorzio intende d’ora
in poi improntare la propria attività è quella del “Made in
Italy a tolleranza zero”: no a trucchi, alchimie, ambigui!
tà ;, triangolazioni. “Non esiterei a indicare i soci del
consorzio come gli ultimi difensori del Made in Italy, i
paladini dell’italianità totale in cui deve identificarsi un
marchio così prestigioso”, che va tutelato con n’azione
basata su cinque “pilastri”: lotta alla contraffazione,
tracciabilità del prodotto, valorizzazione del prodotto,
convergenza di azioni, rimodulazione del distretto
industriale”.
Consorzio Centopercento Italiano: i cinque “pilastri” per la
difesa a oltranza di un “Made in Italy a tolleranza zero”
Nessun compromesso, nessuna ambiguità. È questo il messaggio
lanciato dal Consorzio Ce! ntoperce nto Italiano mentre
annunci! a la sua strategia 2010 a difesa del Made in Italy.
Una strategia intransigente, basata su cinque pilastri. “Non
esiterei a indicare i soci del consorzio come gli ultimi
difensori del Made in Italy, i paladini dell’italianità
totale in cui deve identificarsi un marchio così
prestigioso”.
Eccoli, i cinque pilastri:
1) Lotta alla contraffazione. È la prima e più immediata
esigenza. Combattere la contraffazione consente di arginare
la concorrenza illegale e lanciare ai contraffattori un
messaggio preciso: esistono delle leggi che vengono fatte
rispettare, senza eccezioni né adattamenti.
2) Tracciabilità del prodotto. È il postulato di ogni seria
lotta alla contraffazione. Rendere “tracciabile” il Made in
Italy consente di ricostruire a ritroso tutta la “storia”
dell’oggetto attraverso le tappe della filiera produttiva:
dalla materia prima ai canali della distribuzione. Solo la
capillarità dà reale efficacia ai controlli.
3) Esaltazione della “cultura” legata al prodotto. È il
passo successivo e superiore alla propa! ganda: d iffondere
presso il consumatore, e in generale presso l’opinione
pubblica, la consapevolezza del valore intrinseco del
prodotto che acquista, valore dato non solo dalla sua
utilità diretta e dal marchio, ma dalla storia, la capacità,
la tradizione di chi lo realizza e che ne giustifica,
attraverso la qualità, il costo.
4) Convergenza delle azioni di tutela. Per produrre il
massimo degli effetti per efficacia e durata, occorre che le
azioni di difesa e valorizzazione del Made in Italy siano
coordinate e convergenti, facciano parte cioè di una
medesima strategia.
5) Rimodulazione del distretto industriale. Occorre
progettare una nuova ingegneria di rete produttiva che
riesca a massimizzare il sapere diffuso sul territorio e
metterlo a sistema tra le imprese, generando un ciclo
virtuoso di miglioramento e aumentando così la capacità
della rete stessa di stare sui mercati mondiali. Un sistema
di interrelazioni tra imprese che azzeri le differenze
dimensionali ed abbia contemporaneamente funzione di
‘ottimizzatore’ di rete produttiva da una parte e
‘incubatore’ di nuove idee e nuove proposte aziendali
dall’altra.
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