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Barche alla deriva , “ciambelle” di salvataggio e la forza
del numero 11
Barche che fanno acqua, nel mare agitato della politica.
Scogli aguzzi che condizionano le rotte e ti fanno fare i
conti con la realtà. Il “grande capitano” costretto a
scendere a patti con il mozzo di bordo per evitare che
l’ammutinamento si concretizzasse. Accordi tra acerrimi
“nemici” che la storia politica della città ha sempre visto
contrapposti, e che sempre li ha affiancati nelle sfiducie
dei vari sindaci negli ultimi quattro lustri. Nemici-alleati
per convenienza ed opportunismo. Accuse e attacchi personali
dai palchi elettorali si sono trasformate in tregua armata e
“santa-alleanza” estesa ai familiari, per una convivenza di
opportunità. Il “grande capitano” paga la sua arroganza, e
deve fare mea culpa, per non aver saputo gestire i rapporti
umani con quella base di consiglieri, fraterni amici, che lo
hanno sempre sostenuto, rappresentando la sua forza nel
ballottaggio e rendendo reale il sogno di essere sindaco.
Rapporti personali annullati dalla presunzione di chi,
salito al potere, voleva soggiogare le volontà e pretendere
cieca obbedienza. Una responsabilità, la Sua, per aver
indebolito una solida maggioranza, e per essersi “abbassato”
a chiedere sostegno. Un sostegno che è arrivato dal “nemico”
di sempre, politico-opportunista che paziente ha atteso
sulle sponde, ha intuito che il timone politico cittadino
era in balìa delle correnti interne, e la rotta
dell’amministrazione perduta. Si è proposto come àncora di
salvataggio per tenere a galla il vascello amministrativo.
Il mozzo che diventa capitano, scavalcando gli esperti
nostromi, che non hanno fatto nulla per evitare che
l’ammutinamento generasse una nuova linea di potere,
impegnati com’erano a "strattonare" i pantaloni del
capitano, in attesa di veder realizzati i loro desideri.
Un potere effimero che cancella la volontà popolare e che
oggi vive in virtù di accordi interpersonali che ancora non
rendono chiara l’entità del costo per la comunità, in
termini di sviluppo e di futuro. E mentre affidamenti e
gare, rendono nebbioso il cammino dell’amministrazione, si
chiedono e si ottengono assessorati, a conferma che il conto
era da pagare e che si era in attesa per l’incasso. Una
giunta che si allarga anche nei costi; altri mille euro al
mese per il giovane “assessore-fortunato”, scelto in una
selezione di nove aspiranti. Ben vengano i giovani, ma non
giovani-figli gestiti dai padri, che nell’ombra
condizionano, programmano, impongono nella forza di un
numero 11, che ha reso fragile il grande capitano che si è
"venduto al nemico” per tenere ancora a galla la sua nave e
la sua piccola ciurma.
Enzo Ruggiero
Riproduzione
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