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Italia
Canone
Rai nella bolletta elettrica. Soluzione antievasione
valida?
Una
proposta per la verità non nuova: nel 2006 era stato Petroni ad
avanzarla. Da tempo ne parla il capogruppo dell’Udc in
commissione di Vigilanza Rai, Roberto Rao, primo firmatario di
una proposta di legge in merito.
Oggi l’idea del canone legato alle bollette torna in auge:
agganciare la tassa sulla tv pubblica alle utenze elettriche
sarebbe per Romani un buon metodo di lotta all’evasione, che
secondo stime a lui note ammonta a 685 milioni.
La Rai non dovrebbe quindi pretendere che chiunque abbia una
residenza anagrafica sia automaticamente possessore di un
apparecchio tv, ma che questo possesso sia legato all’esistenza
di un contratto per la luce. L’onere della prova diventerebbe a
carico degli utenti, presumendo automaticamente il possesso
della tivù in presenza di un contratto per la fornitura
dell’energia elettrica. A meno che l’intestatario non dichiari
di non esserne in possesso.
La proposta di Romani ha già suscitato forti critiche, prime tra
tutte quelle dell’Aduc e dell’Aiart.
Secondo L’Aduc, legando il canone alla bolletta elettrica il
metodo Rai di esazione sarebbe identico all’attuale, solo che i
presunti evasori da scoprire sarebbero di più: questo perché i
contratti della luce sono notoriamente molto più numerosi delle
residenze (doppia casa, figli che, nel proprio nucleo famigliare
anagrafico, studiano fuori-sede e hanno una casa in affitto, etc.)
“Siamo curiosi di sapere come la Rai fara’ a farsi dare dai 250
gestori di servizi elettrici gli elenchi dei loro clienti –
sostiene il presidente dell’Aduc Vincenzo Donvito – visto che
qualche anno fu imposto ai commercianti che vendevano apparecchi
tv di fare altrettanto e l’imposizione durò poco visti gli
scarsi risultati e l’aumento della clandestinità”.
Secondo l’Aduc oggi chi ha una residenza e non ha la tv (o
sostiene di non averla) talvolta non risponde alle richieste Rai
ma piu’ spesso dice di non disturbarlo perche’ non ha tv.
Domani, con il nuovo sistema, mandera’ una letterina dicendo di
non possedere l’apparecchio. Ma per l’associazione con il nuovo
metodo il controllo incrociato diventerebbe più complesso,
causando maggiore burocratizzazione e un aumento delle spese.
Contraria al provvedimento anche l’Aiart, associazione
spettatori onlus, che considera la proposta scarsamente efficace
e risibile sul piano giuridico. “Il governo che tanta
responsabilita’ ha nel degrado e nel declino della Rai – afferma
il presidente Borgomeo – abbia il coraggio di eliminare una
volta per sempre il canone della Rai, finanziandola con la
fiscalità generale. Il canone Rai diventerebbe formalmente
quello che oggi e’ di fatto, una vera e propria tassa”. Per
Borgomeo sarebbe opportuno riflettere sulle cause dell’evasione
del pagamento del canone: tra queste la principale riguarda i
telespettatori, insoddisfatti, indignati, critici “per un
servizio pubblico che ha abdicato a svolgere il suo ruolo al
servizio della comunita’ nazionale, omologandosi ogni giorno di
più alle reti Mediaset nel servizio informativo, generalmente
carente o fazioso e nel mancato rispetto della dignita’ e della
identita’ culturale e morale degli italiani, specialmente dei
minori”.
Il dibattito sul tema è acceso. C’è chi si chiede se sia
accettabile integrare alla nostra lampadina i costi di
un’azienda che nel campo dell’energia ha ben poco a che fare.
Chi invita a un confronto con il resto d’Europa e sostiene che,
se è vero che paghiamo meno dell’Europa Occidentale, è anche
altrettanto vero che otteniamo molto meno rispetto alle altre
televisioni Europee.
La Germania vuole invece rivedere il concetto di canone
televisivo: da una tassa che grava su televisori, radio e
computer, si vorrebbe passare ad un’imposta “sui media”, che non
tenga più conto dei dispositivi posseduti, ma solo del reddito.
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