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Ciclismo
Dramma al Giro, Weylandt cade e muore
Doveva
essere un'altra giornata di festa, è finita invece in tragedia.
Ancora un morto nel ciclismo. E' ancora nitido il ricordo di
Fabio Casartelli deceduto nel '95 sulle strade del Tour. Questa
volta la tragedia si consuma al Giro d'Italia in una bellissima
giornata di sole. Come quella di ieri, la terza tappa, da Reggio
Emilia a Rapallo, doveva essere un'altra adatta ai velocisti.
Nessuno poteva nemmeno lontanamente immaginare un epilogo così
tragico. La tragedia di Wouter Weylandt - nel 2010, quasi
esattamente un anno fa, il 10 maggio, vincitore nella terza
tappa olandese del Giro - si è consumata a 25 chilometri dal
traguardo nell'ultima parte della discesa del Passo del Bocco,
il punto più alto della frazione di oggi, a 957 metri sul mare.
Il belga faceva parte di un gruppetto di inseguitori e stava
scendendo a velocità molto sostenuta. In una curva ha perso il
controllo della bici andando a sbattere violentemente contro il
guardrail.
L'auto medica del Giro era dietro a lui e si è subito fermata.
Immediatamente si è capita la gravità della situazione. Al
corridore è stato tagliato il cinturino del casco e subito
praticato un messaggio cardiaco. Sono stati chiamati l'ambulanza
e l'elicottero del 118, che da Genova si è portato sul luogo
dell'incidente trovando però difficoltà nell'atterraggio. E'
intervenuto anche il soccorso alpino. Impressionanti le prime
immagini: il ciclista appariva con il volto insanguinato e la
maglietta strappata sul petto. Weylandt é rimasto esanime
sull'asfalto, i medici hanno cercato di rianimarlo. "Siamo
arrivati immediatamente - ha detto il medico del Giro Giovanni
Tredici -, eravamo dietro al suo gruppo. Era in stato di
incoscienza, con una frattura della base cranica e con il
massiccio facciale compromesso. Dopo 40 minuti di massaggio
cardiaco abbiamo sospeso la rianimazione, d'accordo con il 118,
perché non c'era più nulla da fare". Gli ultimi chilometri della
tappa si sono corsi in un clima surreale. "Noi siamo passati
poco dopo l'incidente - racconta Gianni Savio, ds dell'Androni
Giocattoli -. Abbiamo visto una scena agghiacciante". Si è
capita subito la gravità della situazione, anche se i corridori
non sono stati informati e lo spagnolo Vicioco, vincitore della
tappa, ha tagliato il traguardo felice con le braccia al cielo.
La direzione del Giro ha immediatamente annullato ogni
festeggiamento del dopo-tappa. Mentre la Leopard, il team di
Weylandt, si è chiusa nel suo pullman. Al termine della tappa
clima mesto ovunque e molti occhi lucidi. Non ha fatto festa
nemmeno la nuova maglia rosa David Millar. Purtroppo non è la
prima volta che al Giro avvengono queste tragedie. L'ultimo
lutto sulle strade della corsa rosa è stato Emilio Ravasio nel
1986: sbatté violentemente la testa sull'asfalto e morì dopo 15
giorni. Nel '76 uno spagnolo, Juan Manuel Santisteban, cadde in
discesa come Weylandt nella prima tappa siciliana, andando a
urtare anche lui contro un guardrail. Due anni fa ando' meglio a
un altro iberico, Pedro Horrillo Munoz: finì in un burrone nel
bergamasco e venne ripreso con un elicottero. Riportò diverse
fratture, rimase in coma ma dopo qualche mese si riprese
ansa.it
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