 |
Pagani
Scenari pagani: "La notte delle lucciole"
Due scrittori si incontrano metaforicamente sul palcoscenico di
una notte senza lucciole. Leonardo Sciascia e Pier Paolo
Pasolini, tra i più grandi intellettuali del nostro tempo,
rivivono nell'atto unico di Roberto Andò e Marco Baliani. Nella
migliore tradizione di un teatro di parola, che spinge a farsi
domande ed a provare a darsi risposte, Pasolini e Sciascia sono
posti idealmente l'uno di fronte all'altro, in un confronto di
pensieri e di riflessioni. Ad interpretare Sciascia è Marco
Baliani.
L'immaginario dialogo tra i due scrittori avviene in un'aula
scolastica, che riporta agli anni in cui Sciascia fece il
maestro elementare a Racalmuto. In questo luogo, assieme al
narratore Baliani, figurano un vecchio bidello (Coco Leonardi) e
sei bambini, disadattati e condannati all'ignoranza dalla fatica
di un lavoro disumano, cui il maestro prova a spiegare il senso
stesso della vita. Nell'aula si scrive la tragedia del vivere,
della sopraffazione e della morte. E nel racconto della vita,
ecco che lo spazio scenico si trasforma plasticamente,
adattandosi alla narrazione teatrale, e diventa ora zolfara, ora
Parlamento, ora oscuro spazio intimo, dove alloggiano pensiero e
dolore.
Sciascia-Baliani, attraverso il racconto in prima persona, parla
di Pasolini - come un fratello per lui - dando alle parole il
carattere di una estrema riflessione sulla scrittura come mezzo
della contestazione del potere e dell'impegno civile.
La notte delle lucciole è teatro politico, dove la parola serve
a stanare la menzogna e il pensiero nascosto, senza rinunciare
all’interrogazione (pirandelliana) sul mistero dell’esistenza.
Il teatro diventa mezzo per riflettere insieme, per portare
all’attenzione di chi ascolta non solo la vicenda umana di un
grande intellettuale del nostro passato, Pier Paolo Pasolini,
non solo l’esperienza vissuta di Leonardo Sciascia, ma anche
temi e pensieri che riguardano il nostro presente.
Un'operazione, quella di Andò e Baliani, che ricorda da vicino
“il teatro di parola” che Pasolini promuoveva nel suo manifesto
teatrale: un teatro che obbligasse i partecipanti ad una
assemblea civile, per riannodare la memoria al tempo presente,
non per scioglierne i nodi, ma per renderli a tutti manifesti.
In un presente che corre veloce, che non ammette soste, che non
guarda al passato, ma che si proietta immemore verso il futuro,
La notte delle lucciole, nello spazio-tempo teatrale, ci obbliga
a fermarci. È una fermata dolorosa, ma necessaria, che rivela il
senso del teatro come luogo di riflessione sull'oggi.
Marco Baliani, autore, attore e regista teatrale nasce a
Verbania nel 1950.
Nel 1975 fonda la compagnia “Ruotalibera” con cui realizza
alcuni spettacoli per ragazzi. A partire dagli anni '80 scrive e
interpreta show per un pubblico adulto. Con Kohlhaas (1989)
inventa il teatro di narrazione, seguendo la strada aperta da
Dario Fo con il Mistero buffo (1969), di cui è attualmente uno
dei massimi esponenti. Segue l'interpretazione dei monologhi
Corpo di stato, sull'omicidio Moro e Lo straniero, dall'omonimo
romanzo di Albert Camus.
Tra i suoi spettacoli di regia si ricordano Corvi di luna,
Antigone delle città, Peer Gynt e Pinocchio Nero, realizzato in
collaborazione con l'AMREF.
Nel 1994 ha vinto il premio IDI come regista, per lo spettacolo
Come gocce di una fiumana.
Per il suo lavoro con i bambini ha vinto il premio Stregagatto
nel 1993 con lo spettacolo Piccoli angeli, scritto e portato in
scena con la compagna di teatro e di vita Maria Maglietta.
Nel corso degli anni ha anche lavorato come attore
cinematografico con Martone, Archibugi, Comencini ed ha
pubblicato numerosi libri.
|