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Scafati
Operazione 268: cinque arresti
A Scafati(SA), Pagani (SA) e Rio nell’Elba (LI) i Carabinieri
dei reparti dipendenti la Compagnia di Nocera Inferiore(SA),
hanno arrestato, in esecuzione dell’Ordinanza di custodia
cautelare emessa dal Tribunale di Nocera Inferiore – Ufficio del
Giudice per le indagini preliminari, Dott. Vincenzo Ferrara –
scaturita da una richiesta della Procura della Repubblica di
Nocera Inferiore – Dott. Roberto Lenza .
1. ROSA Francesco 1983, di Scafati, custodia cautelare in
carcere;
2. NORATO Salvatore 1983 , di Castellammare di Stabia, custodia
cautelare in carcere;
3. NORATO Immacolata 1987, di Castellammare di Stabia, custodia
cautelare in carcere;
4. NORATO Annibale 1982, di Castellammare di Stabia custodia
cautelare in carcere;
5. COPPOLA Antonio 1988, di Pagani arresti domiciliari;
resisi responsabili di svariati episodi criminosi, tutti
riconducibili al delitto di concorso in spaccio di sostanze
stupefacenti (artt. 81, 110 e 73 D.P.R. 309/1990).
Gli arrestati sono stati tradotti alla Casa Circondariale di
Salerno (ROSA Francesco e NORATO Salvatore), Casa Circondariale
di Avellino (NORATO Immacolata), Casa Circondariale di Livorno (NORATO
Annibale) e proprio domicilio (COPPOLA Antonio).
L’attività di indagine denominata “268” e svolta dalla Tenenza
Carabinieri di Scafati (SA), tra il febbraio e l’aprile del 2009
si è dipanata nel Comune di Scafati ed in quelli limitrofi, in
special modo San Marzano sul Sarno e San Valentino Torio,
accertando altresì frequenti puntate a Sarno, Poggiomarino e
Pagani.
Il gruppo di azione criminale, capeggiato proprio dal ROSA,
vedeva una partecipazione anche dei soggetti a lui più vicini
nel suo ambito familiare: le indagini, infatti, hanno permesso
di acclarare che non solo lo stesso, ma anche la fidanzata
NORATO Immacolata, nonché i fratelli di quest’ultima NORATO
Salvatore e NORATO Annibale, erano coinvolti a pieno titolo e
nell’attività dispaccio di cocaina.
La particolarità della loro azione stava proprio nelle quasi
completa intercambiabilità dei soggetti nell’attività di
spaccio: le “consegne” venivano effettuate tanto dal ROSA in
persona quanto dai suoi “cognati”, il tutto anche grazie alla
cosciente intermediazione della NORATO Immacolata.
Il “giro di affari del gruppo” era di tutto rispetto: nel corso
dei pochi mesi di indagine sono stati individuati ben 123
diversi clienti – tra occasionali ed abituali – dell’agro
nocerino sarnese e dei paesi vesuviani, che ricevevano dal
gruppo lo stupefacente. Per ogni acquisto il cliente pagava una
somma mai inferiore ai 50 euro per dose, con un giro di affari
quantificabile nell’ordine di grandezza delle diverse decine di
migliaia di euro al mese (confermata anche nel rinvenimento e
sequestro della somma contante di tredicimila euro trovata nella
casa della NORATO al momento del suo arresto, questa mattina).
Le indagini, quindi, hanno permesso di acclarare che il ROSA
Francesco adottava un modus operandi molto particolare: egli
utilizzava sempre la propria autovettura per spostarsi con la
sostanza stupefacente, sempre in quantità minime facili da
gettar via, per limitare il “danno” in caso di controllo da
parte dei militari dell’Arma. Le consegne avvenivano in
occasione di appuntamenti in luoghi soltanto vagamente
prefissati ma ben noti agli acquirenti, ai quali bastava un
minimo cenno gergale per comprendere il luogo di incontro: i
posti preferiti per effettuare le consegne della droga
risultavano essere le due piazzole di sosta esistenti sulla S.S.
268 nel tratto di strada compreso tra l’uscita di Scafati e
quella di Boscoreale con direzione di marcia Napoli; il ROSA
Francesco ed i clienti, le chiamavano semplicemente “primo” e
“secondo” nominando la strada con il termine “sopra”, nonché
anche Bar, pizzerie ed esercizi commerciali.
In pratica, lo stesso poteva definirsi – fuori di metafora – uno
“spacciatore in continuo movimento”, spingendosi anche – ciò è
stato desunto dal contenuto di alcune conversazioni telefoniche
intercettate ed evidentemente soltanto in occasioni ritenute
estremamente favorevoli – a recarsi personalmente presso le
abitazioni o i luoghi di lavoro di alcuni clienti.
Proprio in questo ambito si colloca l’arresto effettuato
nell’aprile dello scorso anno a carico di NORATO Salvatore,
sorpreso nella flagranza dello spaccio di stupefacente presso la
pizzeria di Pagani, locale gestito dal COPPOLA Antonio.
Proprio a seguito di questo arresto emerge anche il ruolo e la
figura di NORATO Immacolata, compagna convivente di ROSA
Francesco e la sorella di NORATO Salvatore: la stessa, infatti,
non potendo più contare sul supporto del fratello in carcere, si
era sostituita in prima persona nello spaccio delle sostanze
stupefacenti quale “gregario” del ROSA, proprio insieme
all’altro fratello Annibale, il quale, fino a quel momento, era
praticamente del tutto sconosciuto.
A seguito delle attività tecniche svolte, venivano individuati i
nascondigli ove il gruppo aveva riposto “il grosso“ dello
stupefacente e dai quali veniva volta per volta attinta la
quantità necessaria per il soddisfacimento delle richieste dei
clienti per la serata. Nel primo caso, quindi, veniva
individuato da militari dipendenti alla via Boccapianola del
Comune di Boscoreale – sotto il cavalcavia della S.S. 268,
nascosto all’interno di un’insalatiera – veniva rinvenuto un 1
tubo in plastica contenente n. 15 involucri in cellophane
trasparente con apice termosaldato – del medesimo peso e fattura
– contenenti nel totale gr. 10 circa di stupefacente del tipo
“cocaina”.
Nel secondo caso, questa volta nel comune di Scafati, veniva
rinvenuto un contenitore in vetro (del tipo di quelli utilizzati
per confetture) contenente alcuni involucri in cellophane
trasparente chiusi ermeticamente sottovuoto e ricoperti ognuno
totalmente da nastro adesivo di colore marrone (del tipo di
quello comunemente utilizzato per imballaggi) tra i quali erano
divisi 100 cento involucri tutti uguali per peso e fattura –
contenenti nel totale gr. 70 circa di “cocaina”, già
confezionati in dosi pronte per il consumo.
Grazie alle risultanze dell’attività, poi, si inquadrava anche
la figura di COPPOLA Antonio, gestore della pizzeria di Pagani,
il quale fungeva anch’egli da intermediario e procacciatore di
clienti per lo stesso ROSA.
Il gruppo deve anche rispondere di istigazione alla falsa
testimonianza in considerazione che aveva avvicinato tutti gli
assuntori, per invitarli alla reticenza, a seguito dell’arresto
del Norato Salvatore a cui era stato sequestrato il cellulare,
in considerazione del timore che dai tabulati i CC potessero
individuare gli acquirenti e escuterli. In particolare nei
confronti di uno dei principali assuntori/testimoni, nel corso
del processo nei confronti del NORATO Salvatore, conclusosi con
la condanna a sette anni, il gruppo aveva intenzioni di mettere
in atto una vera e propria ritorsione, al fine di farlo
ritrattare come del resto è avvenuto in parte tant’è che deve
rispondere del reato di falsa testimonianza. Tale episodio non
ha creato scompiglio nel gruppo, tant’è che i predetti, hanno
predisposto i detti “pizzini”, con le nuove utenze cellulari,
facendoli “girare” tra i numerosissimi clienti, per essere
ricontattati e ricevere gli ordinativi.
Sempre in questo ambito si colloca un recente episodio che ha
visto protagonisti ROSA Francesco e COPPOLA Antonio. Il primo,
fin dal momento dell’arresto di NORATO Salvatore, ha sempre
manifestato la sua acredine verso il secondo, reo – a suo dire –
di averne provocato l’arresto.
I rapporti tra i due si sono quindi immediatamente deteriorati
tant’è che – ad ogni incontro anche fortuito – erano costanti le
minacce rivolte dal ROSA al COPPOLA. Quest’ultimo, tuttavia,
nella serata del 5 marzo u.s. chiedeva un appoggio ad un amico –
O. G., pregiudicato abitante nel comune di San. Marzano sul
Sarno. L’O.G., quindi, decideva di intervenire nella questione e
si recava a Scafati presso l’abitazione del ROSA. I due si
accordavano per un incontro presso l’abitazione scafatese ma l’O.G.
decideva di tornare a casa sua. Circa una mezz’ora più tardi,
intorno a mezzanotte – presso la sua abitazione si presentavano
quattro soggetti con i quali nasceva un diverbio ed una prima
colluttazione che terminava solo quando l’O.G. sguinzagliava il
cane contro i suoi aggressori. L’O.G., però, in preda ad forte
risentimento per quanto accaduto e per l’aggressione subita,
saliva a bordo della sua autovettura, portando con sé il cane
(con chiara intenzione di avvalersene come vere e proprie arma
offensiva), dirigendosi alla volta dell’abitazione scafatese del
ROSA. Qui giunto, decideva di prendere un’iniziativa più
radicale, scaraventandosi due volte con la propria autovettura
contro il cancello in ferro dell’abitazione del ROSA,
provocandogli gravi danni. L’O.G. sentiva il rumore di uno sparo
e notava che il suo cane – seduto al sedile anteriore lato
passeggero dell’autovettura – cominciava a sanguinare perché
attinto ad un orecchio dal colpo di pistola. A partire da questo
episodio il ROSA aveva fatto perdere le proprie tracce
risultando, di fatto irreperibile fino al momento della sua
cattura.
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