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Boscoreale
Le vittime dell’eruzione attraverso “I calchi”
Dal 5 marzo l’Antiquarium di Boscoreale ospita la mostra
didattica “I calchi”, terzo appuntamento del ciclo di
manifestazioni “Uno alla volta” organizzato dalla Soprintendenza
Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei, dedicato
allo studio del mondo antico attraverso i reperti dell’area
vesuviana.
La mostra “I calchi” affronta un argomento che suscita
particolare interesse nei visitatori, quello delle vittime
dell’eruzione che distrusse Pompei nel 79 d.C..
Partendo dal calco di cane della Casa di Orfeo, che insieme al
calco di un maiale e a quello di una donna rinvenuta nella Villa
della Pisanella di Boscoreale, in esposizione permanete dell’Antiquarium,
vengono messi in mostra altri calchi umani eseguiti a Pompei, in
copia o in originale, a partire dalle prime esperienze del
metodo inventato da Giuseppe Fiorelli, direttore degli scavi di
Pompei dal 1861 al 1875, fino alle più recenti.
Il metodo di Fiorelli, prevedeva una colata di gesso liquido
nella cavità lasciata dal corpo nel materiale vulcanico, che
consentiva così di recuperare l'immagine delle vittime
dell'eruzione.
Tra i calchi esposti quello di un intero gruppo familiare dalla
Casa del Bracciale d’oro e quello di un bambino ritrovato nelle
vicinanze della stessa casa; dalla Casa del Criptoportico il
calco di un uomo in cui sono evidenti le tracce dei calzari con
i resti delle borchie in ferro, e quello dell’uomo caduto dalle
scale durante la fuga dalla Casa di Fabio Rufo.
“L’Antiquarium di Boscoreale ben si presta ad ospitare
iniziative come questa – dichiara la Soprintendente Mariarosaria
Salvatore – E’ importante che insieme a Pompei, anche gli altri
siti vesuviani vivano una stagione di rilancio, promuovendo
iniziative rivolte al pubblico capaci di ampliare l’offerta
culturale e contribuire alla nuova vitalità dell’intera area
archeologica vesuviana”
“Bisogna ricordare- aggiunge Marcello Fiori, Commissario
delegato all’area archeologica di Napoli e Pompei - richiamando
le parole dello scrittore Luigi Settembrini in una famosa
lettera a I Pompeiani del 1863, a proposito dei calchi che “sono
morti da diciotto secoli, ma non sono creature umane che si
vedono nella loro agonia. Lì non è arte, non è imitazione; ma
sono le loro ossa, le reliquie della carne e de’ loro panni
mescolati col gesso; è il dolore della morte che riacquista
corpo e figura”
Ad illustrare la storia delle diverse tecniche utilizzate nella
riproduzione dei calchi, in mostra anche il calco in resina
realizzato nel 1984 eseguito su una delle vittime venute alla
luce in un ambiente della Villa di Lucius Crassius Tertius di
Oplontis. Quest’ultimo sistema sperimentato integra il metodo
del calco in gesso ideato da Fiorelli con quello della fusione a
cera della statuaria in bronzo, permettendo di realizzare un
calco trasparente che rende visibile lo scheletro consentendo
l’individuazione e il recupero di gioielli e oggetti che le
vittime portavano con sé al momento della fuga.
La mostra, aperta fino al 20 dicembre, è visitabile con lo
stesso biglietto di accesso al Museo negli orari di apertura
dell’Antiquarium di Boscoreale: 8.30 - 17.00 (orario invernale)
e 8.30 - 18.30 (orario estivo).
In occasione delle manifestazioni per la Festa della donna,
previste dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, verrà
distribuita ai visitatori copia della poesia “La bambina di
Pompei” di Primo Levi, che fu ispirato proprio da un calco di
una vittima pompeiana.
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