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Napoli
"Operazione
antiusura “Speedy Cash”. 13 arresti
Eseguiti
dalla Guardia di Finanza del Gruppo di Torre Annunziata 13
provvedimenti cautelari e sequestrati beni per un valore
complessivo di oltre 9 milioni di euro. Gli indagati
reimpiegavano i proventi dell’usura anche in società fiduciarie.
Le Fiamme Gialle del Comando Provinciale della Guardia di
Finanza di Napoli, in particolare del Gruppo di Torre
Annunziata, in data odierna, all’esito di complesse indagini
delegate da questo Ufficio di Procura ed eseguite a contrasto
dell’usura, hanno eseguito, su disposizione del locale Ufficio
Gip, 13 misure cautelari personali ed il contestuale sequestro
preventivo di beni per un valore complessivo di oltre 9 milioni
di euro.
In particolare, le misure cautelari eseguite in data odierna
hanno riguardato i seguenti indagati per usura:
1. Carotenuto Francesco, alias Franchino e/o Pacchiotto, 66 anni
di Torre Annunziata;
2. Manzillo Teresa, alias à cazettara, 65 anni di Torre
Annunziata, moglie di Carotenuto Francesco,
entrambi sottoposti agli arresti in carcere;
3. Ferrucci Osvaldo, 66 anni di Torre Annunziata;
4. Agnello Vittorio, alias Vittorio ò nano, 56 anni di Torre
Annunziata, responsabile anche di minacce;
5. Lamberti Ludovico, 37 anni di Torre Annunziata, attualmente
detenuto, indagato solo per minacce;
6. Cirillo Francesca, alias à pazza di Bosco, 53 anni di
Boscotrecase, indagata anche per estorsione;
7. Flauto Luisa, alias Luisina à suricilla, 77 anni di Torre
Annunziata;
8. Flauto Michela, alias la comara, 75 anni di Torre Annunziata;
9. Icarne Luigi, alias Gigino ò pazzo, 47 anni di Torre
Annunziata, indagato anche per estorsione;
10. Siano Gennaro, 73 anni di San Gennaro Vesuviano,
tutti destinatari degli arresti domiciliari;
11. Grassi Giuseppe, 52 anni di Boscotrecase, marito di Cirillo
Francesca;
12. Cirillo Camillo, 56 anni di Torre Annunziata,
destinatari del provvedimento del divieto di dimora nei Comuni
di Torre Annunziata e Torre del Greco;
13. Ambruoso Nunzia, 44 anni di Boscotrecase, moglie di Icarne
Luigi, destinataria del provvedimento di obbligo di
presentazione alla Polizia Giudiziaria;
14. Caglione Carlo, 53 anni di Torre Annunziata;
15. Palumbo Lucia, 40 anni di Torre Annunziata, moglie di
Agnello Vittorio, indagata, unitamente a Caglione Carlo, per
concorso in usura con l’arrestato Agnello Vittorio.
Le indagini hanno avuto inizio nel 2009 in forza delle evidenze
emerse nell’ambito di un altro procedimento penale nel quale le
vittime del reato - un intero nucleo familiare di imprenditori
di Torre Annunziata - risultavano sottoposti a debiti di matrice
usuraria da parte di Ferrucci Osvaldo. In quest’ultimo
procedimento il Ferrucci è stato nel 2008 condannato dal
Tribunale di Torre Annunziata a 7 anni e 6 mesi di reclusione,
pena poi ridotta in sede di Appello, ed è stata disposta la
confisca di beni per circa 2 milioni di euro tra i quali due
centri di raccolta scommesse.
Da quelle indagini sono stati sviluppati ulteriori accertamenti
- eseguiti anche mediante intercettazioni telefoniche e
tradizionali tecniche investigative quali accertamenti bancari e
documentali - che hanno permesso di appurare come gli indagati
sopra menzionati fossero dediti a traffici usurari facendo
frequentemente ricorso a minacce estorsive nei confronti delle
loro vittime per la restituzione dei prestiti.
Le attività investigative, coordinate da questa Procura e svolte
dalla Guardia di Finanza del Gruppo di Torre Annunziata, hanno
quindi permesso di quantificare un vasto giro di usura: i primi
prestiti a tasso usurario risalgono al 2003, sono stati provati
oltre 90 prestiti elargiti alle vittime - tutti imprenditori
locali - soprattutto mediante la pratica del cambio assegni,
complessivamente per un importo superiore ad un milione di euro
e sistematiche condotte di estorsione e minacce portate ai
debitori e ai familiari di questi da 4 degli indagati (Icarne
Luigi e Cirillo Francesca per estorsione e Agnello Vittorio e
Lamberti Ludovico per minacce).
Come è stato prima accennato, l’usura praticata si è
concretizzata prevalentemente nel cambio di assegni ovvero nella
concessione di prestiti mediante consegna all’usuraio di un
assegno bancario con la corresponsione di un valore già
decurtato dell’interesse mensile anticipato. Al termine della
scadenza mensile, l’impossibilità delle vittime di restituire il
capitale preso in prestito, faceva scattare il pagamento
dell’interesse. Per tale meccanismo, ma anche per la più
semplice erogazione di prestiti in denaro - non garantiti da un
assegno - si sono osservati tassi di interesse annuali
oscillanti tra il minimo del 30% ed il più alto del 1.825%.
Quest’ultimo tasso di interesse, infatti, è stato riscontrato
nel caso di usura di Cirillo Francesca e Grassi Giuseppe, su una
somma aggiuntiva per ogni giorno di ritardo nel pagamento
dell’interesse mensile.
Nel complesso, gli imprenditori avevano la maggior parte dei
loro debiti con i coniugi Carotenuto Francesco e Manzillo
Teresa, circa 500.000 euro, con un tasso di interesse annuale
più elevato pari a 521,43%. Si riportano di seguito l’ammontare
complessivo dei prestiti per ciascun indagato e l’interesse più
alto praticato: per oltre 100.000 euro con Ferrucci Osvaldo
(120%), 40.000 euro con Agnello Vittorio (48%), 25.000 euro con
Cirillo Francesca e Grassi Giuseppe (1.825%), per 120.000 euro
con Icarne Luigi e Ambruoso Nunzia (180%), 21.000 euro con
Flauto Luisa (120%), 140.000 euro con Flauto Michela (60%),
circa 160.000 con Siano Gennaro (30%), 25.000 euro con Camillo
Cirillo (1.010,77%).
Sul piano dei sequestri patrimoniali, le articolate e complesse
indagini della Guardia di Finanza del Gruppo di Torre Annunziata
hanno permesso di accertare beni intestati agli indagati o a
loro familiari nettamente sproporzionati rispetto ai redditi
leciti da questi dichiarati.
Il caso più eclatante ha riguardato l’intera famiglia degli
arrestati Carotenuto Francesco e Manzillo Teresa che avevano
intestato alle 4 figlie (Carotenuto Anna, Maria, Filomena e
Carmela, tutte di Torre Annunziata) gli ingenti profitti
dell’usura, risultando così, nel complesso, intestatari di un
patrimonio sottoposto a sequestro dalle Fiamme Gialle stimato in
oltre 4 milioni di euro tra immobili, polizze assicurative sulla
vita, conti bancari, rapporti postali e investimenti in titoli
finanziari. Sono stati quindi rilevati fruttuosi reimpieghi dei
proventi dell’usura in capo alle figlie degli arrestati
Carotenuto/Manzillo, consistiti in investimenti per oltre 500
mila euro anche attraverso società fiduciarie, al fine di
“schermare” i reali investitori dei fondi, impiegati
nell’acquisto di titoli obbligazionari nazionali/esteri e nella
sottoscrizione di polizze sulla vita. Alla maturazione dei
profitti, quindi, dopo aver dato formale provenienza lecita
degli stessi fondi affidati in gestione a società fiduciarie,
gli investimenti sono tornati nella disponibilità delle figlie
degli arrestati e sequestrati oggi su conti bancari e polizze
sulla vita.
Altri indagati destinatari del sequestro di beni sono risultati
Flauto Michela per un valore patrimoniale di oltre 20.000 euro
(2 rapporti bancari), Flauto Luisa per circa 600 mila euro
(polizze sulla vita, conti bancari ed un’autovettura AUDI A3),
Cirillo Francesca e Grassi Giuseppe per circa 3 milioni di euro
(polizze sulla vita, un terreno e 8 appartamenti, di cui uno in
Provincia di Perugia, a Spello, ed una casa vacanza a Diamante,
contrada Cucco, in Provincia di Cosenza), infine, Siano Gennaro
per oltre 1.300.000 euro (conti e investimenti in titoli bancari
e postali, 2 immobili a Mondragone, sul litorale Domiziano).
Nel complesso, pertanto, i beni sequestrati ed affidati ad un
amministratore nominato da quest’Ufficio di Procura ammontano ad
oltre 9 milioni di euro.
Quest’Ufficio ritiene che questo procedimento sia, tra l’altro,
la dimostrazione di quanto sia necessario l’impiego dello
strumento investigativo delle intercettazioni telefoniche.
Ciò non solo in considerazione del fatto che è un mezzo
d’investigazione efficace ma anche perché la spesa affrontata
per l’effettuazione delle intercettazioni è stata di gran lunga
inferiore rispetto al valore dei beni sottoposti a sequestro.
Difatti, le intercettazioni telefoniche sono costate allo Stato
la somma di euro 7.242,60 mentre il valore del patrimonio
sottratto alla disponibilità degli indagati è stato stimato come
ammontante ad euro 9.122.947,43.
Occorre poi considerare che parte dei predetti beni frutteranno
ulteriori entrate per lo Stato. Ad esempio, nel caso degli
immobili già locati ad altri soggetti, lo Stato – attraverso
l’opera dell’amministratore giudiziario – avrà la possibilità di
incassare i canoni di locazione che saranno poi sottoposti a
confisca nel caso di una eventuale condanna. Saranno sottoposti
a confisca, in caso di condanna, anche le disponibilità
finanziarie rinvenute sui conti correnti bancari e i beni
immobili potranno essere reimpiegati a fini sociali.
Questa operazione – denominata dalla polizia giudiziaria
procedente “Speedy Cash” per la circostanza che le vittime
ottenevano subito pronta cassa denaro contante dagli usurai –
costituisce un’ulteriore indagine di rilievo in materia di usura
portata a termine da quest’Ufficio di Procura, anche grazie alla
professionalità ed alle competenze specialistiche che la Guardia
di Finanza, quale Corpo di Polizia Economica Finanziaria, ha
apportato con efficace determinazione all’esecuzione delle
indagini. Con tale determinazione, questo Ufficio continuerà a
contrastare tutte le attività delittuose, in particolare quelle
tipiche della criminalità economica, anche per l’insidia che
portano al tessuto economico locale con l’immissione di capitali
di origine illecita.
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