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Sequestrato il depuratore di Rovigliano

Era il 13 novembre 2007 che in un'interrogazione presentata al governo regionale, ponevo la questione del Depuratore di Foce Sarno. Facevo rilevare che l'impianto di depurazione centralizzato, ubicato a sinistra del fiume Sarno in prossimità della foce, nel comune di Castellammare di Stabia, in esercizio dalla metà del 1999 e mai completato, era mal funzionante. Puntavo l'attenzione sulle stazioni di sollevamento esterne, situate sul lungomare di Castellammare, soggette a continui allagamenti a ogni evento meteorico con conseguente riversamento dell'acqua di fogna a mare.
Era del tutto evidente che in una situazione di un sistema realizzato al 50%, meno del 10% potrà essere l'acqua effettivamente depurata. L'avvelenamento del mare, destinatario finale delle acque del depuratore, è la conseguenza naturale di tutto ciò. Esattamente un anno fa, chiedevo l'intervento urgente della Regione dell'ASL e dell'Arpac.
Prima di questa interrogazione, era il 22 maggio 2007 avevo presentato in Consiglio regionale un question time per denunciare lo smaltimento illecito di percolato, segnalando ciò che avveniva nei Cantieri metallurgici: i cittadini avevano notato un tanto eccessivo quanto sospetto, via vai di camion che trasportavano materiale non ben identificato all'interno del depuratore di Rovigliano.
Tra l'altro alcuni lavoratori della struttura negli stessi giorni lamentavano malesseri all'apparato respiratorio. Per questo, nell'interrogazione a risposta diretta, si chiedeva un intervento urgente e tempestivo da parte della Regione.
Nel question time si faceva rilevare che 210mila litri di percolato al giorno erano decisamente troppi per il solo depuratore di Rovigliano e che, sicuramente, non poteva essere "abbattuta" una quantità di "particelle tossiche" compatibile così come prevista dalle norme vigenti in materia. La risposta da parte dell'allora assessore all'Ambiente regionale, Luigi Nocera, fu che "continuano a pervenire ulteriori maggiori richieste volumetriche e di trattamento del percolato che potranno essere evase solo se la capacità depurativa di ogni singolo impianto è sufficiente per trattare la maggiore volumetria". Nocera negava che nel depuratore di Foce Sarno arrivavano 210mila litri di percolato, ma erano 150mc al giorno e che "a partire dal 4/01/2007 il Concessionario Casarno è stato autorizzato alla costruzione e gestione di un impianto di pretrattamento" e che "il percolato da accettare deve essere caratterizzato dal codice CEA 190703 (Speciale non pericoloso).". L'assessore concludeva che, tenuto conto delle lamentele dei cittadini, la Regione Campania avrebbe provveduto a limitare al 50% l'affluenza di percolato, e non solo, ma che avrebbe anche predisposto un immediato monitoraggio, l'esito del quale sarebbe stato subito relazionato ai cittadini.
Vale la pena di ricordare che l'ARPAC è obbligata dalle amministrazioni provinciali a fare controlli settimanali delle acque (Ddgr 690/06).
Oggi, a distanza di mesi, arriva la notizia che gli agenti del Nucleo di Polizia Ambientale di Castellammare di Stabia hanno sequestrato l'impianto di depurazione di Rovigliano e che sono migliaia i litri di percolato che vengono smaltiti in modo adeguato da questo impianto.
La T.M.E. spa Termomeccanica ed Ecologia di Milano la società che ha la gestione dell'impianto di depurazione di Foce Sarno e che, giusto per ricordare, ha licenziato il lavoratore, sindacalista, Angelo Arpino perché ha "osato" segnalare le "malefatte" della società, è stata denunciata presso la Procura della Repubblica per danneggiamento alle acque pubbliche a scapito del territorio e della salute dei cittadini.
Ma è solo la società che ha commesso reato?
Come mai la Regione Campania, allertata dell'inefficienza del depuratore, della gravità delle conseguenze che questo malfunzionamento aveva sul territorio e sui cittadini non è intervenuta? Dove sono i controlli regionali che l'allora assessore Nocera si era impegnato a fare, promettendo di relazionare ai cittadini?
La società è rea certo, ma è solo l'ultimo anello di una catena di gravi responsabilità.
Ci voleva la Polizia Ambientale per mettere fine a questo scempio, a loro un plauso. Resta comunque una punta d'amarezza. Il recupero del mare per renderlo meno inquinato e ancora fruibile ai cittadini di Castellammare, la salute dei residenti, la tutela del territorio sono una priorità per tutti. Almeno questo è ciò che si continua a dire a viva voce in tutti i proclami politici. Ma fra il dire e il fare c'è di mezzo sempre .qualche interesse di parte. Si potevano evitare altri mesi di devastazione con un intervento più tempestivo da parte delle autorità competenti. Ciò che è sconcertante e allo stesso tempo frustrante è la constatazione che, oggi, sempre di più, in un crescendo rossiniano, i problemi legati al territorio sono risolti dalla magistratura o dalle forze dell'ordine, e non dalla politica che è l'unica, fra questi, deputata a regolamentare e gestire la cosa pubblica nell'interesse dei cittadini.
 

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