 |
Castellammare di Stabia
Quisisana: no
all'abbandono
"Quisisana: il Palazzo Reale è il nostro Beaubourg. Scongiuriamo
il rischio che si trasformi nell'ennesima eterna incompiuta del
Mezzogiorno. Serve un immediato intervento di Governo e Regione
per porre termine all'odissea del suo restauro". Il sindaco
Salvatore Vozza e l'assessore alla Cultura Gianpaolo Valitutti
hanno scritto al Ministro ai Beni e alle Attività Culturali
Sandro Bondi e al Presidente della Regione Antonio Bassolino per
chiedere iniziative e decisioni risolutorie rispetto al destino
del Palazzo Reale che è stato restaurato con risorse pubbliche
per 16 milioni di euro.
Di seguito il testo della lettera che il sindaco e l'assessore
Valitutti hanno inviato al Ministro Sandro Bondi.
Ill.mo Sig. Ministro,
c'è un grande progetto che aspetta soltanto il via libera del
suo ministero per decollare: fare di Castellammare di Stabia uno
dei centri propulsivi delle attività culturali della Campania e
una dei maggiori centri di insegnamento del restauro del nostro
Paese. Un settore, quello del restauro, che colloca l'Italia ai
vertici mondiali e ne fa il modello di riferimento cui guarda
tutto il pianeta. Il Palazzo reale di Quisisana è stato
restaurato, lo abbiamo fatto utilizzando 16 milioni di risorse
pubbliche, ma ad oggi non si sa come gestirlo, né "chi fa cosa".
Il Quisisana è destinato a ospitare il Museo archeologico
dell'antica Stabiae e la sede distaccata dell'Istituto superiore
per la conservazione e il restauro (ISCR) di Castellammare di
Stabia, la seconda del Sud Italia, dopo quella di Matera.
I soggetti in campo, signor Ministro, sono numerosi: il Comune,
che è proprietario dell'edifico e del parco botanico che lo
circonda; la Regione Campania, che è chiamata a destinare le
risorse necessarie per gli interventi formativi del centro di
restauro; il ministero per i beni culturali, che dispone dei
reperti archeologici di Stabiae e ha previsto di allocare a
Quisisana, oltre che la sede distacca dell'ISCR, anche il Centro
di eccellenza della Soprintendenza speciale per i beni
archeologici di Napoli e Pompei, ed ha perciò ottenuto uno
specifico finanziamento europeo; il Dipartimento per le
politiche di sviluppo del ministero dello Sviluppo economico,
che nel Quisisana aveva individuato un progetto strategico per
la gestione innovativa dei beni culturali, inserito com'è in
un'area a forte vocazione di turismo culturale, che può essere
di riferimento per l'intero Mezzogiorno.
Ho scritto un'analoga lettera al Presidente della Regione
Campania, Antonio Bassolino, per chiedere un'assunzione di
impegno e di responsabilità sulla vicenda.
Tuttavia, a fronte di una precisa indicazione per le
destinazioni d'uso, volute a suo tempo dalla Soprintendenza
archeologica di Pompei , non vi è ancora nessuna certezza sulle
modalità gestionali e sugli aspetti economico-finanziari
relativi al complesso architettonico.
Serve ora un intervento deciso e risolutorio del Governo: lo
diciamo con profondo rispetto istituzionale, ma anche convinti
che sia giunto il momento di mettere fine a questa lunga - e per
certi versi assurda - odissea.
Il rischio più che reale è che l'opera restaurata resti
inutilizzata, che ci si trovi di fronte all'ennesima
"incompiuta". E non è questo il Mezzogiorno che noi vogliamo. Il
nostro territorio è bisognoso di interventi di valorizzazione
dei beni culturali anche ai fini dello sviluppo territoriale,
ubicato com'è a metà strada tra Pompei e Sorrento. Un territorio
ricchissimo dal punto di vista dell'offerta turistica, ma dove
manca - come ha notato l'assessore regionale Ennio Cascetta - un
punto di riferimento artistico e culturale come è l' area del
Beaubourg per Parigi. Ecco, noi pensiamo che il "nostro
Beaubourg" ci sia già e sia appunto il Palazzo di Quisisana.
Proprio per la sua ubicazione, per il valore del patrimonio, per
le opportunità che offre, l'edificio è destinato a divenire sede
di grandi mostre, eventi culturali, spazi museali, scuola di
restauro.
Tra l'11 e il 13 settembre, il complesso è stato lo scenario nel
quale abbiamo allestito una delle più significative opere di
Raffaele Viviani, "Padroni di barche": si è determinata
un'atmosfera magica che ha confermato come la vocazione dell'ex
residenza reale sia senza dubbio quella legata alle attività
culturali. Dal 2005 nel parco della reggia, Regione e Comune
organizzano il Quisisana festival, rassegna di musica classica e
teatro.
Nell'aprile del 2008, il Ministero, la Regione Campania, la
Provincia di Napoli e il Comune di Castellammare di Stabia hanno
definito un percorso condiviso, siglando il "Protocollo d'intesa
per l'istituzione della sezione distaccata dell'Istituto
superiore per la conservazione e il restauro di Castellammare di
Stabia".
I lavori sono terminati, le riunioni in questi ultimi quattro
anni non sono mancate, i protocolli d'intesa sono stati
sottoscritti, tutti si dicono pronti a fare la propria parte, e
tuttavia nulla accade. Abbiamo informato e coinvolto tutte le
soprintendenze campane e la stessa Direzione regionale per i
beni culturali, tutti si dicono pronti a collaborare al decollo
del progetto. Ma a poche settimane della conclusione dei lavori
ancora nulla è accaduto. L'edifico è destinato a restare
desolatamente vuoto, bello sì, ma vuoto.
Le chiediamo perciò, ministro Bondi, di scrivere la parola fine
a una vicenda iniziata 15 anni fa e che rischia di trasformarsi
nell'ennesima beffa per il Mezzogiorno.
|