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Angri
Galleria d'arte per Izzo e Rossi
Sarà inaugurata domenica mattina, 27 settembre, nei locali della
galleria d’arte contemporanea Pagea di Angri nel cortile
D’Antonio di via Concilio, la mostra di Antonio Izzo e Gianni
Rossi. Entrambi artisti di lungo corso, noti a livello nazionale
ed esponenti dell’arte contemporanea, Izzo e Rossi esporranno il
meglio della loro produzione recente. Gianni Rossi vive e lavora
ad Angri. Esponente dell’arte geometrica e astratta del Sud, ha
tenuto mostre personali in Italia e all’estero ed è presente in
numerose collezioni pubbliche e private. Prevalentemente attivo
in pittura, ma autore di pregevoli libri d’arte, con monotipi,
incisioni, serigrafie ed installazioni, Rossi è presente in
dizionari e compendi storici dell’arte italiana del secondo
dopoguerra. Antonio Izzo vive e lavora a Torre del Greco. Fitta
la sua attività espositiva fin dal 1970. Ha partecipato ad
importanti rassegne d’arte ed è presente in numerose
pubblicazioni di carattere storico. La mostra, che potrà essere
visitata fino al 9 novembre, è presentata dal noto critico
casertano Giorgio Agnisola. Secondo Agnisola, “l’arte di Gianni
Rossi è indubbiamente fondata sulla geometria, o più esattamente
su di un geometrico ordine visivo, legato all’astrazione dello
spazio e del segno. E’ nella dinamica dei rapporti esterni che
si leggono i percorsi interni della sua arte. Laddove tutto pare
ricondursi nel suo lavoro ad un indirizzo progettuale, ad una
sintesi rigorosa dei termini espressivi”. Di Antonio Izzo, il
critico individua nel segno indubbiamente il punto d’origine
della sua arte: “un segno libero, che percorre spazi visionari,
sul filo dell’intuizione, e che recupera all’interno di questo
percorso immaginario assonanze e suggestioni anche leggibili in
termini realistici”. Un segno che “si nutre di suggestioni
materiche, di tecniche miste, di manipolazioni cromatiche,
ispirate sempre da un compresenza di lucidità e impulsività”.
Rossi torna ad esporre nella “sua” Angri a ben 22 anni di
distanza dalla collettiva “Alchimie materiche” a Castello Doria,
mentre Izzo in passato ha trovato ospitalità nella galleria
d’arte contemporanea “Centrozero”, diretta da Rossi fino al
1995.
Gianni Rossi, oltre la geometria
L’arte di Gianni Rossi è indubbiamente fondata sulla geometria,
o più esattamente su di un geometrico ordine visivo, legato
all’astrazione dello spazio e del segno. E’ nella dinamica dei
rapporti esterni che si leggono i percorsi interni della sua
arte. Laddove tutto pare ricondursi nel suo lavoro ad un
indirizzo progettuale, ad una sintesi rigorosa dei termini
espressivi. E tuttavia sarebbe un errore leggere l’arte di Rossi
esclusivamente in termini astratto-geometrici e dunque
approfondirne solo gli aspetti connessi col fine gioco di forme
e cromatismi che caratterizza le sue opere passate e recenti. La
sua scelta di fondo, quella appunto di una geometria su cui
fondare la sua scrittura, a cui legare la narrazione di sé,
presuppone un più fine e sotterraneo percorso intuitivo che
passa non solo attraverso il gioco formale e cromatico
equilibrato e sintetico, ma anche attraverso gli sviluppi
materici, le scelte dei materiali, e più ampiamente attraverso
una tendenza a introdurre nel tessuto dell’opera spie anche
minime del proprio vissuto interno: rilievi, feritoie, fenditure
della superficie, attraverso cui si aprono cromatismi
sottostanti o cenni di materia informe che si sovrappongono agli
assetti geometrici e che lasciano intuire la volontà
dell’artista di imprimere all’opera una traccia più personale,
di consegnare una narrazione più emozionale della propria
ricerca. Si legge altresì in questo senso la sua costante
sperimentazione di moduli, registri, assetti compositivi, che
testimoniano egualmente sia del suo rigore visivo che del suo
temperamento più emotivo e finemente lirico.
Antonio Izzo, l’identità del segno
E’ il segno indubbiamente il punto d’origine dell’arte di
Antonio Izzo: un segno libero, che percorre spazi visionari, sul
filo dell’intuizione, e che recupera all’interno di questo
percorso immaginario assonanze e suggestioni anche leggibili in
termini realistici. Se d’altra parte è lo spazio astratto il
luogo della sua arte, la sua astrazione non si orienta verso la
semplificazione della forma, ma verso una sorta di indagine
interna, sembra cercare un ordine nella sua stessa coscienza, un
ordine visivo innanzitutto, ma anche emozionale. L’intensità
degli assetti segnici risponde infatti ad una sorta di
riconoscimento interiore prima che esterno. L’artista insegue
una sua visione, una sua identificazione, con forza
partecipativa, con evidente, calda energia. Ne deriva un’arte in
equilibrio tra dimensione fantastica e concretezza espressiva.
Il segno si nutre di suggestioni materiche, di tecniche miste,
di manipolazioni cromatiche, ispirate sempre da un compresenza
di lucidità e impulsività. Il rilievo, il graffito, l’inserto a
collage, la sovrapposizione di materiali a strati conferiscono
all’immagine una certa profondità, sicché l’opera vive in uno
spazio a più piani. Ne deriva una sensazione come di
galleggiamento di forme e segni e rilevi, interessante anche
sotto il profilo psicologico. Come nella scultura, in cui
prevale una tensione mimetica e metamorfica, una tendenza
vigilata e ancora visionaria, orientata a riprodurre nei termini
di una rinnovata astrazione, forme organiche vagamente
antropomorfe.
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