Cronaca

L'insediamento di Longola - La Venezia della protostoria

Il PARCO
Realizzato dal Comune di Poggiomarino sotto la direzione scientifica del Parco Archeologico di Pompei in virtù di un finanziamento di due milioni e mezzo di euro erogato dalla Regione Campania, e di recente manutenuto grazie ad un intervento della Città Metropolitana, in un proficuo esempio di sinergia istituzionale, il Parco consente ai visitatori di immergersi in uno spaccato della vita del Villaggio di più di tremila anni fa, di camminare 'nella storia' e 'sulla storia'. Una parte dell'insediamento protostorico è stata infatti ricostruita fedelmente in un'area poco distante da quella interessata dai saggi archeologici (ora reinterrati), che hanno restituito oltre un milione di reperti, fra cui le tre eccezionali imbarcazioni monossili, e che hanno consentito di definire la morfologia dell'abitato protostorico, esteso presumibilmente per 7 ettari, anche oltre l'attuale corso del Sarno.


LE ALTRE STRUTTURE
Il Parco, che si estende per complessivi 40mila mq, si articola inoltre in una serie di strutture, fra cui un infopoint, una struttura dedicata al birdwatching e altri edifici e aree all'aperto che ospiteranno attività didattiche e laboratori. Previsto anche un percorso olfattivo e cromatico, con la realizzazione di una serra e di orti didattici. La struttura ingloba poi la passeggiata naturalistica lungo il fiume Sarno, realizzata in precedenza, cui sono state aggiunte ora un'area pic-nic e un'area giochi per i più piccoli. Del resto, da quando è stato istituito il Parco, nell'area si assiste ad un ripopolamento della flora e della fauna, con avvistamenti di aironi e cicogne, che scelgono questo habitat per nidificare.

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LA SCOPERTA
Il sito protostorico in località Longola di Poggiomarino fu scoperto casualmente nel 2000 durante i lavori per la realizzazione dell’impianto di depurazione di Poggiomarino-Striano. Lo scavo condotto dalla Soprintendenza Archeologica di Pompei (oggi Parco Archeologico di Pompei), in seguito alla sospensione del progetto del depuratore, ha consentito la messa in luce di un insediamento perifluviale frequentato a lungo, a partire dalla media Età del Bronzo fino al VI sec. a.C., e unico nel suo genere in Italia meridionale.
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L’ABITATO SU ISOLOTTI ARTIFICIALI

L’abitato, al centro della valle del Sarno, godeva di una posizione strategica e ben collegata sia con i comprensori limitrofi sia con la costa e sorgeva in ambiente umido, su isolotti artificiali circondati da un sistema di canali di varie dimensioni che permettevano gli spostamenti interni e verso l’esterno.

LE CAPANNE
Le abitazioni erano costituite da capanne in materiale deperibile, diverse per orientamento, forma (rettangolare o absidata) e per articolazione degli spazi interni. Tutte le fasi di vita del villaggio mostrano come lo spazio abitativo sia stato costantemente riorganizzato per adattarsi ai continui mutamenti geomorfologici dell’area e per sottrarre gradualmente spazio all’acqua mediante operazioni di bonifica, di regimentazione delle acque superficiali in canali secondari e tramite innalzamenti periodici dei piani di calpestio al fine di creare livelli più compatti e resistenti.


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IL QUARTIERE ARTIGIANALE
Durante il periodo Orientalizzante, e forse anche prima, un’area dell’insediamento si contraddistingue come quartiere artigianale, con la presenza di strutture e artigiani impegnati nella realizzazione di manufatti di uso quotidiano e in lavorazioni specializzate come quella dell’ambra e del bronzo. Il rinvenimento di un bacino idrico con strutture di ormeggio, una sorta di darsena, e i resti delle tre imbarcazioni monossili confermano l’eccezionalità di Longola e il suo coinvolgimento nella rete di scambio che si snoda lungo la valle del Sarno fra Età del Bronzo ed Età del Ferro.

L’ACQUA E LA STRAORDINARIA CONSERVAZIONE DEI REPERTI
L’elemento acquatico, che ha caratterizzato la vita del villaggio in tutte le sue fasi di frequentazione, ha consentito anche la straordinaria conservazione, in ambiente anaerobico, di materiali deperibili pertinenti alle abitazioni e alle infrastrutture, che hanno costituito un eccezionale dossier per indagini pluridisciplinari, da quelle dendrocronologiche a quelle archeobotaniche e archeozoologiche.


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