Cronaca

''Equilibri contrapposti'' di Mariangela Calabrese dal 5 al 12 agosto

Se i luoghi conservano una loro natura umorale, una valenza affettiva e finanche produttiva nell’economia del pensare e dell’agire, quelli prescelti da Mariangela Calabrese segnano, probabilmente, la nota distintiva di quegli insiemi sonori (direbbe Dorfles) che alimentano e attraversano il suo fare pittura...

Presentazione mostra personale Equilibri contrapposti presso Palazzo Genovesi -Salerno

Prof. Marcello Carlino Università La Sapienza Roma


Le figure a mano a mano finiscono risucchiate come in un vortice – è lontana memoria di un linearismo già veduto nella voga simbolista di secondo Ottocento – che le trascina altrove, le sperde in tante tracce, le fa fine pulviscolo atmosferico; altrove è lo sgranato alla Turner, prossimo al puntinismo, a smussarne i volumi, a sfumarle. Questo è l’antefatto dell’esperienza pittorica di Mariangela Calabrese, il suo prima; il qui ed ora del suo work in progress contempla pure che a tratti, sporadicamente, le preesistenze affiorino, nella forma di linee solo accennate, di incerte trasparenze fossili, di velati ectoplasmi di una figurazione già stata; epperò l’azzurro vi recita oggi la parte da protagonista e calca la scena pressoché in assolo.
Azzurro è il colore eletto dell’aria e dell’acqua, il loro colore per antonomasia. Non che la terra e il fuoco, per stare alla teoria presocratica dei fondamenti e dei costituenti dell’essere, non siano della partita, ché anzi quando prende a pretesto scene e personaggi della tradizione d’arte e di letteratura, o quando costruisce per accostamenti e per variazioni le tessere seriali del suo “discorrere” espressivo, o quando apre un dialogo con il contesto in cui vivono le sue installazioni, Mariangela Calabrese addensa i rossi e li vira sul marrone e mixa adoperando il verde. L’aria e l’acqua, nondimeno, rimangono dominanti; e tutto è riportato all’azzurro e tutto dall’azzurro parte per tornarvi: un azzurro ora più forte e denso, ora diluito e sbiancato fino all’evanescenza: un azzurro comunque.
La semantica dell’azzurro dell’aria e dell’acqua dice tanto, insieme: dice di una condizione cangiante e plurima che non ha termine, dice di una trasmutazione ininterrotta in cui trova regola qualunque esistenza, dice dell’origine della vita che nasce dall’acqua, dice di una leggerezza che si fa volo, dice di un politonalismo che è potenzialità di accordatura armonica ed è voluta prossimità a partiture atonali, dice di una ariosità e di una acquosità della pittura che ambisce così a conoscere tutte le diramazioni e non solo la via maestra, ad esplorare tutti gli interstizi penetrandovi con la sua strumentazione polisensa, a suggerire il movimento e la sua profonda necessità antropologico-umana.
Mariangela Calabrese fa leva sull’azzurro. E ne fa spazio di riflessione tra presenza e assenza, essere e non essere. E ne fa territorio di viaggio sulle rotte segnate dalle emozioni e dal pensiero, dalle riflessioni intorno alle grandi questioni sospese sulla condizione della specie dell’uomo. E ne fa schermo su cui si proiettano e scorrono sequenze riscritte della letteratura che ha accompagnato con il suo ritmo la nostra formazione, da Virgilio a Dante. E ne fa bacino di pesca per la memoria. E ne fa equivalenza di suoni in musica. E ne fa libro che ospita citazioni memorabili, di conforto all’umana compagnia. E ne fa immensità a cui abbandonarsi. E ne fa luogo ospitale per raccogliere e fondere le lingue svariate dei diversi gesti creativi. E ne fa culla e ne fa persuasa approssimazione alla ineluttabilità della fine.
Mariangela Calabrese riconduce la terra e il fuoco all’acqua e all’aria; e consegna i colori alla mutabilità dell’azzurro in una pittura che percorre i confini lungo tutto l’informale, mantenendosi sempre fedele, tuttavia, alla voglia di esprimere, alla responsabilità di significare.


MARIANGELA CALABRESE. PERCORRERE IL TEMPO
di Rocco Zani

Se i luoghi conservano una loro natura umorale, una valenza affettiva e finanche produttiva nell’economia del pensare e dell’agire, quelli prescelti da Mariangela Calabrese segnano, probabilmente, la nota distintiva di quegli insiemi sonori (direbbe Dorfles) che alimentano e attraversano il suo fare pittura. Direi addirittura, parafrasando quella dottrina gastronomica assai in voga, che la sua pittura sa di “mare e terra” o, più verosimilmente, di lacrime e fatica. Perché i luoghi sostengono temporalità incrociate che dettano ripensamenti (trascorsi) e stille di presenza (attuali)….
Sono salito per viuzze collinari, a nord di un territorio che sa di saliscendi obbligati e di altipiani irridenti, di querce e lecci, di cespugli brecciosi. Sono salito (e ridisceso) fin qui, richiamato forse dalle “coincidenze” del blu e dell’indaco, sopraffatto dalla rarità di tracce – quelle pittoriche – in apparenza indistinte, talvolta “ventose”, perfino simboliche.
E allora - all’ombra del sole “scolaro” – il percorso si fa meno tortuoso e racchiude in se il luogo fisico e quello ancestrale. Ancora una volta un dualismo ininterrotto, attraversato, sospeso, riconquistato su ogni centimetro di campitura, lungo i crinali dell’oro e le sofferenze del bianco prigioniero del blu ingordo.
Sono queste le “misture” da cui partire.
Credo sia discreta Mariangela Calabrese, come l’entroterra dell’adolescenza, riparato dalle solarità saline o dalle brezze invadenti. Come il nord di queste colline prescelte – per caso o volontà – che promettono ombra alla calura di estati grasse. Credo sia discreta Mariangela Calabrese, per quel suo sottrarre parole e giudizi offrendo a pochi il privilegio di indagare.
L’incontro si fa allora un piccolo romanzo confidenziale dove le pagine riportano una scrittura lieve che è prologo – figurativo – e divenire incalzante di segni accesi.
Il privilegio è quello di leggere l’unicità di un tracciato compiuto – ma gravido di inediti pronunciamenti - in cui la figura dell’esordio, la dimensione di un corpo retinicamente visibile, si è fatta via via proselito, per nulla ingannevole, di nuovi reclami, di inediti aforismi. Come se ogni giorno trascorso avesse fornito gradualità allo sguardo e misura alla riflessione.
Il risultato di questo “attraversamento” è il dinamismo attuale, non già serafica affermazione di libertari pronunciamenti – il segno e il colore abbandonati ad un vibrante balletto di cieche intuizioni – piuttosto di meditate ostilità, di affermazioni dubbiose – e pertanto “discrete” -  di scrupolose dichiarazioni.
Sfoglio le pagine di una narrazione che “lava e stira” il tempo percorso.
Il “corpo” in origine. Nella sua vastità di pieghe collinari e di cieli da vertigine. Il corpo come unicità del capitolo, fatto di sguardi e occasioni, di equilibri impropri, di attese. Il corpo che assale lo spazio, ne denuncia il limitare e affonda per sacralità di memorie e ricordanze. Di condanne.
Il corpo “letterario” offerto come spunto di discordie o di amorose fragranze. D’altra parte l’origine della pittura non ha tracciati menzogneri, scarti affabulatori o approdi agevoli. Il “corpo” come prologo di intenti ed eventi. E di baraonde da perseguire.  
L’informale di Mariangela Calabrese – la sua rinascita pittorica – è conquista e lavacro, è lacrime e fatica, appunto, è dimensione cannibalistica ovvero sponda generosa e nuda sul respiro. Come se la poesia del colore (“è ponte il colore” suggerisce Marcello Carlino) divorasse le “rivalità intestine” della forma sostenendone una nuova e pertanto inedita postura. Ne indicasse da sola l’energia – e il luccichio -, il fiato, la sostanza.
Ecco, occorre sostare sui capitoli dell’epilogo – ovvero del presente -, definirne il peso e scrutarne il passo. E’ nella coscienza epifanica del colore, nei timbri inusuali, nelle smussature delle biacche e dell’oro, la più recente traduzione pittorica di Mariangela Calabrese. Quella che ha ridisegnato il corpo e il volto – il cortile familiare, direi – assicurandone però l’essenza. Nell’arrembaggio del viola e del cadmio, nelle sottrazioni del blu.
In effetti, quello che a molti potrebbe apparire come una sorta di marcata discriminante tra il prima e il dopo – tra il vissuto e il presente – è in verità un “luogo comune” in cui l’artista ribadisce, di continuo, la propria indissolubile identità. Con l’occhio gravido che ha archiviato il tempo, lo ha misurato per are e subbugli, lo ha impastato fino a scrutarne gli alibi. E’ al colore, quale materia-tracciato-scrittura-prospettiva che Mariangela Calabrese affida oggi le faticose risposte al cruccio, alle suggestioni dell’alba, al rimpianto. Alle sentinelle inesorabili del nostro andare.


Biografia

Nata nel Salernitano, ha frequentato l’Istituto Statale d’Arte di Roma al corso di ceramica, sotto la guida del prof. Nino Caruso. Si è diplomata all’Accademia di Belle Arti di Frosinone nel 1982 al Corso di Pittura con il massimo dei voti e lode; successivamente, nel 2008 ha conseguito il Diploma di Laurea in Arti Visive e Discipline dello Spettacolo specializzazione in Pittura, con il massimo dei voti e lode. Attualmente è Docente di Discipline Grafiche Pittoriche e Scenografiche, precedentemente docente di Disegno e Storia dell’Arte presso MIUR.

Dal 1980 si dedica prevalentemente alla ricerca pittorica attraverso riflessioni e rielaborazioni di concetti della tradizione dell’arte e della letteratura, partendo dal Simbolismo di fine ‘800, da Turner all’Informale, da Virgilio a Dante, quale bacino di pesca per la memoria e territorio di viaggio sulle rotte segnate dalle emozioni e dal pensiero umano. Tramite la sua esperienza artistica, fatta di colore, quale materia-tracciato-scrittura-prospettiva, in un itinerario che spazia tra pittura, scultura, libri d’arte, ed opere ambientali, apre un dialogo con il contesto in cui vivono le sue installazioni e ne fa spazio di indagine per ambire alla conoscenza tra presenza e assenza, essere e non essere, in infiniti accostamenti di variazioni cromatiche il suo work in progress compone le tessere seriali del suo “discorrere” espressivo, mantenendosi sempre fedele alla voglia di comunicare, alla responsabilità di significare.

Esposizioni recenti: Roma, Saletta Santa Rita a cura del Dipartimento delle Attività Culturali di Roma Capitale in collaborazione con Progetto Zétema;
Salerno, Palazzo Genovesi a cura dell’Assessorato Servizio Turismo e Spettacolo comune di Salerno.
Los Angeles presso Istituto Italiano di Cultura.
Ha preso parte a rassegne e collettive in Francia, California, Italia.
Effettuato mostre personali in Roma, Latina, Piacenza, Ferrara, Napoli, Salerno, Frosinone e province.
Sue opere pubbliche si trovano in Frosinone, Alatri (FR), Fumone (FR), Isola del Liri (FR), Ferentino (FR), Latina, Priverno (LT), Santomenna (SA).
Dal 2012 ha prodotto diversi Libri d’artista.
Ha curato l’allestimento di diverse esposizioni.
Illustrato diverse copertine di libri.
Con la partecipazione dei suoi alunni del Liceo Pietrobono di Alatri, lavorando secondo il criterio di collaborazione docente-discente presente nella tradizione delle botteghe rinascimentali e della Bauhaus tedesca, ha realizzato 53 Falsi d'Autore e ne ha curato l'esposizione in mostre pubbliche.
Dal 2007 fa parte dell'Associazione di Arte Pubblica Relazionale Zerotremilacento di Frosinone.
Dal 2013 è impegnata nel progetto “Mail Art” che coinvolge gallerie d’arte, associazioni ed enti pubblici internazionali sui cinque continenti.

Prossime mostre programmate:
Roma: Museo Venanzo Crocetti, 17/23 febbraio 2018
Napoli: Museo Minimo, 3/9 marzo 2018
Galleria A.C.E. Barcellona con date da definire.

Opere pubbliche:

1-    Alatri (FR): Pala d’altare chiesa del Porpuro, S.S. per Fiuggi; 1983
2-    Fumone (FR): Portale della chiesa S. Maria delle Grazie, 1985
3-    Fumone (FR): Tabernacolo nella chiesa S. Maria delle Grazie, 1985
4-    Santomenna (SA): interventi artistici per la Chiesa S. Maria Delle Grazie,1985
5-    Fumone (FR): Icona Madonna degli Aringhi, 1987
6-    Priverno (LT): pannello decorativo in mosaico “Lavoratori pontini” presso Scuola Media S. Tommaso D’Aquino,1989
7-    Priverno (LT): Illustrazione della Guida Turistica: “Itinerari, Turistico-Naturali di Boschetto,1990
8-    Latina, per Provveditorato Agli Studi: Copertina del libro “Handicap e Disadattamento”, anno 1990.
9-    8   Isola del Liri (FR): pannello “Natività”, olio su tavola, cm 150X250, presso Istituto Scuola Media D. Alighieri,1993
10-    Isola del Liri (FR): vetrate policrome, presso Istituto Scuola Media D. Alighieri, 1993
11-    Ferentino (FR): vetrate policrome,1995; presso Scuola Media A. Giorgi
12-    Ferentino (FR): scultura bassorilievo in siporex presso Scuola Media A. Giorgi,1996
13-    Ferentino (FR): affreschi, presso Scuola Media A. Giorgi,1997
14-    Alatri (FR): 53 Falsi d’autore, riproduzioni in scala di opere di artisti del ‘800 e del ‘900
15-    Alatri (FR): scultura bassorilievo in siporex presso Liceo Scientifico, anno 2014
16-    Frosinone: n° 17 long painting, cm180X1000 (da collocare),2016


 Riferimenti e link: web mariangela calabrese artista
                                mariangelacalabrese.blogspot.com

locandina 430


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