Storia

29 dicembre 1503 - La battaglia del Garigliano

battaglia del gariglianoLa battaglia del Garigliano fu combattuta il 29 dicembre 1503 tra l'esercito al servizio del regno spagnolo, guidato da Gonzalo Fernández de Córdoba detto el Gran Capitán, e quello a servizio del regno francese comandato da Ludovico II, marchese di Saluzzo.

In entrambi gli eserciti vi erano comandanti e soldati italiani. La battaglia venne dopo tre anni di scontri nel Mezzogiorno e determinò per oltre due secoli (1503 – 1734) le sorti politiche del Regno di Napoli. Córdoba lanciò a sorpresa un attacco contro i francesi e ottenne una vittoria decisiva, ponendo fine alla resistenza francese.

 

La battaglia
Durante la notte tra il 27 e il 28, il materiale viene trasportato dagli spagnoli nella zona della rocca di Suio, in posizione nascosta alla visuale della rocca stessa, occupata dai francesi e a circa sei km a monte dell'accampamento francese. All'alba Bartolomeo D'Alviano, che guida l'avanguardia, fa iniziare il montaggio del ponte. Verso le dieci del mattino passa dalla sponda sinistra a quella destra un'avanguardia di soldati spagnoli con alla testa Bartolomeo D'Alviano (circa quattromila uomini). I trecento balestrieri normanni arroccati a Suio non se ne accorgono, così lo stesso Consalvo passa il ponte con più di duemila uomini tra cui duecento cavalleggeri guidati da Prospero Colonna. Consalvo aveva anche ordinato che venisse portato un assalto al ponte francese e al vicino traghetto del Garigliano.

Le truppe guidate da Bartolomeo D'Alviano risalgono il colle di Suio e i balestrieri francesi, presi alla sprovvista, scappano verso Castelforte. Qui vi sono circa trecento fanti francesi che all'arrivo dei fuggitivi decidono di ritirarsi a loro volta verso Traetto. D'Alviano occupa quindi anche Castelforte. Tra il 28 e il 29 Consalvo pernotta nella rocca di Castelforte mentre D'Alviano a metà percorso tra Castelforte e Traetto, forse nei pressi dell'Ausente, nell'attuale località Grunuovo dei Santi Cosma e Damiano (Italia). La notizia della ritirata si diffuse tra la popolazione, che voleva rivalersi delle vessazioni, e tra i soldati le guarnigioni francesi presso Vallefredda, Fratte, Roccaguglielma e Minturnae. I soldati del campo principale francese erano in buona parte ammalati e non vi era modo di far arrivare in fretta altre forze dagli altri presidi. Il capitano francese Yves d'Alègre decide allora di disfare il ponte e iniziare una ritirata generale verso Gaeta trasferendo al traino dei cavalli il materiale bellico di taglia piccola e su imbarcazioni il materiale bellico più pesante.

Queste chiatte avrebbero dovuto percorrere un breve tratto di fiume e poi diversi chilometri di mare. Alla foce del fiume le condizioni del mare erano proibitive: tentando l'impresa periscono ben trecento uomini, tra cui Piero il Fatuo. Al campo rimangono tutti gli infermi, molte munizioni e nove cannoni. D'Alviano all'alba raggiunge il campo nemico e constata il suo abbandono, poi informa Consalvo che decide di continuare ad avanzare. Prospero Colonna, alla guida dell'avanguardia spagnola composta da cavalleggeri, raggiunge i francesi a Scauri. Pierre de Bayard (Baiardo), capitano dell'esercito francese, sbarra per due ore il passaggio agli spagnoli, forse sul rio capo d'acqua permettendo un buon margine alle forze in ritirata. Dopo vari piccoli scontri, i francesi si asserragliano presso il ponte di Mola di Gaeta, l'attuale Formia, ma la retroguardia spagnola era riuscita a passare sul ponte francese mal presidiato. I francesi riescono a respingere i soldati di Prospero Colonna e poi grazie a rinforzi a travolgerli, ma l'arrivo della retroguardia spagnola non lascia al marchese di Saluzzo che ordinare la ritirata, protetta dalle truppe del genovese Adorno che muore sul ponte di Mola.

Asserragliati a Gaeta, i francesi, dopo alcuni giorni, trattano la resa, consegnando tutto il meridione d'Italia agli spagnoli. L'11 novembre del 1500, Luigi XII re di Francia e Ferdinando II di Spagna avevano sottoscritto un patto segreto con il beneplacito di papa Alessandro VI: il trattato segreto di Granada, che prevedeva la spartizione del Regno di Napoli. Federico I di Napoli, all'oscuro dell'accordo, quando nel 1501 i francesi s'apprestarono a invadere il suo regno, chiese aiuto alla Spagna essendo imparentato con Ferdinando II e consegnandogli anche delle piazzeforti in Calabria. Il re Federico, accortosi troppo tardi dell'inganno, cercò di trattare la resa, ma il 19 agosto i francesi entrarono a Napoli. Presto tra gli occupanti nacquero dissidi sulle modalità di spartizione, che portarono a molti scontri e alterne fortune fino alla presa spagnola di Napoli il 16 maggio 1503.

Presto Gaeta sul Tirreno e Venosa sull'Adriatico rimasero uniche piazzeforti in mano ai francesi. A Gaeta arrivavano facilmente i rifornimenti via mare e i francesi occupavano anche tutto il territorio a sud fino al fiume Garigliano, comprendente i castelli di Fondi, Itri, Castellonorato, Traetto, Roccaguglielma, Castelforte e Suio, terre avite sotto il controllo di Onorato III Caetani, alleato dei francesi.

 


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