Storia

11 novembre 1940 - La battaglia di Taranto

Con notte di Taranto ci si riferisce a un attacco aereo della seconda guerra mondiale avvenuto nella notte tra l'11 e il 12 novembre 1940. In quella data la flotta navale della Regia Marina italiana, dislocata nel porto di Taranto, riportò gravi danni in seguito a un massiccio bombardamento a opera della flotta aerea della Royal Navy britannica. L'attacco alla base di Taranto era stato programmato per il 21 ottobre, in onore dell'anniversario della battaglia di Trafalgar, ma problemi tecnici a bordo dell'Illustrious posticiparono l'attacco all'11 novembre.

Proiettore della Marina

Alle 20:30 dalla portaerei Illustrious cominciarono le operazioni di decollo della prima ondata di aerei diretti verso Taranto.

Nave Littorio seriamente danneggiata

Nave Caio Duilio seriamente danneggiata

Giunti sull'obiettivo pochi minuti prima delle 23, furono accolti da un poderoso fuoco di sbarramento. Due bengalieri cominciarono a lanciare i bengala sulla sponda orientale del mar Grande per illuminare i profili dei bersagli mentre 6 aerosiluranti Fairey Swordfish iniziarono a scendere a quota di siluramento. Un primo velivolo, che venne poi abbattuto, sganciò un siluro contro la Conte di Cavour, squarciandone la fiancata sinistra, altri due mirarono contro l'Andrea Doria, senza però colpirla.

Contemporaneamente quattro aerosiluranti, armati con bombe, danneggiarono i cacciatorpediniere Libeccio e Pessagno, bombardarono i depositi di carburante e distrussero due idrovolanti. Alle 23:15 due aerosiluranti attaccarono contemporaneamente la Littorio, colpendola sia a dritta che a sinistra mentre l'ultimo Swordfish sganciò inutilmente un siluro contro la Vittorio Veneto. Alle 23:20 gli aerei della prima ondata si ritirarono, ma alle 23:30 arrivarono gli aerei della seconda ondata. Nonostante il fuoco di sbarramento, un primo Swordfish sganciò un siluro contro la Caio Duilio colpendola a dritta, mentre due aerosiluranti colpirono la Littorio. Un altro aereo mirò alla Vittorio Veneto che anche questa volta fu risparmiata mentre un secondo Swordfish venne abbattuto nel tentativo di attaccare la Gorizia. Infine un ultimo attacco danneggiò seriamente l'incrociatore Trento. Gli ultimi aerei si ritirarono alle 0:30 del 12 novembre: l'attacco contro Taranto era terminato. In 90 minuti gli aerosiluranti della Royal Navy avevano prodotto danni ingenti, in quanto metà delle navi da battaglia italiane erano state messe fuori combattimento. Il bilancio fu di 58 morti, 32 dei quali sulla Littorio, e 581 feriti, sei navi da guerra danneggiate. 

L'incursione nello stretto di Otranto

Contemporaneamente all'attacco di Taranto, la sera dell'11 novembre, intorno alle 18, alcuni incrociatori e cacciatorpedinieri inglesi si distaccarono dalla flotta principale per dirigersi verso il canale d'Otranto, per intercettare il traffico italiano verso l’Albania.

La formazione britannica, costituita dagli incrociatori leggeri Orion, Ajax, Sydney con la scorta dei cacciatorpediniere della Classe Tribal Nubian e Mohawk, intercettò un convoglio diretto a Valona, costituito dai piroscafi Antonio Locatelli, Premuda, Capo Vado e Catalani, scortati dalla vecchia torpediniera Fabrizi e dall’incrociatore ausiliario Ramb III.

Effetti

L'effetto principale fu che la flotta rimanente venne spostata a Napoli. Nonostante il duro colpo, la Marina italiana non era sconfitta e lo dimostrò nella battaglia di Capo Teulada. 

 


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