Avella - Dialogo inopinato tra un cittadino e un ragazzo dell'antica Roma

Seconda parte di Nicola Montanile



AVELLANO: Che tipo di posate usate? Noi, ci serviamo di bicchieri di vetro e d’argento e, a volta, di carta, nonché di piatti ed, inoltre, di bottiglie di vetro e di plastica.

ROMANO: Sono, invece, presso di noi, in uso: stoviglie d’oro o di terracotta ed il sognare questi significa sicurezza.

AVELLANO: Quando ci accomodiamo intorno alla tavola con le sedie e…

ROMANO: ….intorno alla tavola? E che cosa sono queste sedie? Noi ci sdraiamo nel Triclinium, sui “Lecti Tricilinares”, con posti summus, medium ed imus.

AVELLANO: Viceversa, noi stiamo diritti, senza poggiare i gomiti e servendoci dei cucchiai, forchette e coltelli, a seconda di ciò che mangiamo.

ROMANO: Ma quali aggeggi nominate? Le mani sono il solo mezzo per portare il cibo alla bocca.

AVELLANO: Il fatto, a dire il vero, è poco igienico

ROMANO: Terminato di cenare, passa uno schiavo, con un vassoio pieno d’acqua e di limone per lavarci le mani.

AVELLANO: Nella nostra alimentazione non manca il pane. Lo otteniamo con la farina, che, a sua volta, scaturisce dal grano.

ROMANO: A proposito del grano, tra i principali tipi esiste il Farro, che chiamiamo Adoreum

AVELLANO: A che cosa serve?

ROMANO: E quello che voi chiamate pane. Però il Farro con gli anni è andato in disuso e viene usato soltanto per celebrare il matrimonio religioso cioè il Conferratio.

ROMANO: Abbiamo il pane Depisticio non lievitato che si ottiene impastando farina con acqua, il pane Siligineo, bianco di colore, che consideriamo il migliore in commercio.

AVELLANO: Tutti vi servite di questa specie di pane?

ROMANO: Veramente, no! C’è ne sono di altri tipi. Bisogna dire che gli schiavi e i poveri mangiano pane nero, fatto con farina detta Cibaria.

AVELLANO: In definitiva esiste un pane che usiamo anche oggi.

ROMANO: Certamente! Penso che sia il pane per le ostriche

AVELLANO: Prima di mangiare, è nostro costume servirsi degli antipasti.

ROMANO: Idem! Riallacciandomi al discorso, il nostro antipasto è l’Artolaganum, letteralmente “sfoglia di pane”, che, in effetti, è come la vostra pizza bianca o pizza romana.

AVELLANO: Quindi, voi la pizza la mangiate come antipasto?

ROMANO: Veramente la nostra pizza è Panis Strepticius. La facciamo con un impasto leggero al quale aggiungiamo latte, olio o strutto e pepe. Poi la facciamo cuocere rapidamente a sfoglie sottili.

AVELLANO: E sul pane come mai, non vi sono superstizioni in merito?

ROMANO: Scherzi! sognare di mangiare il pane del tipo che si consuma, quotidianamente, è buono augurio, ma se è il povero sogna di mangiare il pane del ricco, è segno di futura malattia viceversa è presago di povertà.

(Continua)

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