Avella - Il mercato settimanale del lunedì compie 236 anni

di Nicola Montanile

Foto: http://www.comune.avella.av.it/hh/index.php

"..Avvì un mercato il lunedì..." si legge tra le molte notizie su Avella e in un testo del 1875; quindi, in quegli anni, già i cittadini avellani avevano il loro mercato, per poter fare spesa e a prezzi modici. Sarebbe, indubbiamente, interessante sapere in quali vicoli, piazzette o piazza del paese si svolgeva e quale tipo di merce veniva esposta e proposta al pubblico locale e dei cittadini del territorio abellano.

Anziani - e ci si riferisce a quelli che oggi hanno una veneranda età -, si ricordano di piazzetta Convento, in fondo alla quale vi è la Chiesa della SS. Annunziata, quando , però, non vi erano ancora le "rigiulette", ma terreno sterrato e gli alberi non erano i tigli, commissionati soltanto negli anni Cinquanta Sessanta dall'allora sindaco avv. Franco Venditti, bensì le querce troiane, meglio conosciute, con il nome volgare di "pipparelle", le quale erano anche in Piazza Municipio e lungo via S. Giovanni, la strada con la quale si accede alla Chiesa omonima – Parrocchia di Santa Marina.

I venditori di quel periodo, tra l'incerta e sicura memoria, rispondevano al nome di Saverio " 'O cuttunaro" (venditore di cotone), Saveria " 'A casaiola" (venditrice di formaggi) e c'erano, pure, due fruttivendoli, che non si è mai compreso se fossero cugini o no, che si chiamavano Paulino e per distinguerli si ricorreva alla dicitura di " 'O biondo" e "'O niro", che, tra l'altro, giravano per il paese anche in altri giorni ed, inoltre, c'era anche "'A pagliarella", che vendeva capi di biancheria.

A vendere quest'ultima merce, prodotto pregiato, per il corredo alla future spose, erano i cosiddetti "pannazzari" tra cui si ricordano "Peppino 'o rucchese", "Enzuccio rò cardinale", il palmese Tatonno e i baianesi Vituccio e Aniello, i due mugnanesi, zio e nipote Carminuccio e Giggino e la speronese Paulella e non mancavano le boutique economiche, nel campo dei pantaloni, delle magliette, delle giacche e giubbini, come quelle del baianese Pacifico ed in seguito Bosco "'o guacchiuse" e nel campo delle calzature c'era il mariglianese "Francisco 'o scarpare" oppure pescherie, come quella di "Peppe 'o pisciaiuolo", che aveva tutta la merce su un tre ruote Api; caratteristici erano il carrettino di "Rumaniello 'o subrettare" (granita) e i venditori "ro pere e 'o muss", zucchero filato e carameline, bovoloni, liquirizie e "barchetelle" "sciuscià ed il venditore "co cuoppo".

Figura singolare era una vecchia venditrice di articoli per casa, la quale girava anche per le strade del paese il giovedì, per piazzare sedie a sdraio e sveglie.

Negli anni Sessanta e Settanta il mercato era distribuito tra Piazza Municipio, Piazza degli Ortaggi, Largo Ottavio Cattaneo, che si chiamava "Chiazzaravascio", dove erano sistemati i venditori di zappe, vanghe, alberi e semi vari per i contadini, palette per le casalinghe e continuava in via Roma e via S. Giovanni.

La sua estensione era un leccornia per i disoccupati e gli sfaccendati, che giravano, continuamente, iniziando dalle nove del mattino fino ad un'ora prima della chiusura, verso le 14 e ovviamente, non si comprava niente, se non i panzarotti o si assaggiavano le olive, ma si finiva sempre per comprare, dopo una colletta, i lupini, dopo aver scherzato con il venditore, chiedendo della sua prestazione calcistica domenicale del Napoli.

Comunque lo scopo principale dei mercati era anche lo struscio, per vedere le ragazze dei paesi viciniori e qualche venditrice "bona" che poteva essere la moglie, o la figlia o la nipote del venditore e, grazie al mercato si sono avuti anche dei felici matrimoni, tra cliente e venditori.

Ma, in definitiva, il mercato, quanti anni ha?

Certamente ne è passata di acqua sotto i ponti, ovvero essendo avellani, potremmo dire Clanio, e risalire ad un documento, datato 25 febbraio 1783, nel quale si attesta il riconoscimento del permesso ottenuto dalla Duchessa di Tursi e Principessa di Avella ad aprire, nel giorno di lunedì, un mercato nel suo feudo ma contemporaneamente il Principe di Avellino, il Duca di Maddaloni, l'Università di Durazzano, il Principe di Cimitile, la Giunta del Real Sito di Caserta si opponevano, sostenendo di essere danneggiati nei loro mercati, ma la Real Camera della Sommaria, incurante dei suddetti ricorsi, tenendo presenti i vantaggi scaturenti da tale mercato, si esprimeva favorevolmente. (25 Febbraio 1783 – Archivio di Stato di Napoli – bozze di consulta della R.C. S. Chiara, fascio 207 – fascicolo 95).

Era, come si evince, il periodo storico amministrativo di quando il comprensorio avellano baianese e tutto il Vallo di Lauro facevano parte di Terra di Lavoro e questo c'è l'ho attestano sia documenti quali i Registri dello Stato Civile, Nati, Morti e Matrimoni, in cui si leggeva "Comune di Avella Distretto di Nola Provincia di Terra di Lavoro", così come sull'antipagina di un Onciario Catastale di metà settecento "Catasto dell'Università della Terra di Avella in Provincia di Terra di Lavoro, foramto a Tenore delli Reali Ordini della maestà del Re Nostro Signore il Dio Guardi in quest'anno 1754" sia i modi di dire di quanto nei cortili " 'E curtine", le popolane, nel bisticciare e prolungando la discussione solevano dire "mò 'a vuò purtà 'a santamaria", indicando il tribunale di Santa Maria Capua Vetere, o quello "A Salerno in carrozza" e "A Caserta in catena" ed infine la stessa espressione "Andiamo a llaurà", che non sarebbe la storpiatura di "andiamo a lavorare", bensì una forma catalana casertana che sta ad indicare "andiamo ad arare il grano"

Stando all'autorizzazione, il mercato avrebbe, oggi, anno 2019, circa 236 anni, non considerando, però, due documenti; l'uno tratto da "Storia dei feudi delle Due Sicilie", del cavalier Erasmo Ricca, nel quale, parlando della Bagliva e montagne di Baiano ed altri feudi, comprati dal Mastrilli e redatti, in data 29 luglio 1589, si apprende, a proposito del nostro paese "..Il palazzo baronale sta situato in mezzo di Avella dove si fa il mercato del lunedì..", mentre da un manoscritto del sacerdote don Antonio Foglia, elaborato dal compianto storico don Silvino, apparso su di un giornale locale, si viene a conoscenza che "Nell'anno 1787 e dì quattro giugno donna Giovanna Doria Duchessa di Tursi e Principessa di Avella ottenne decreto e privilegio di aprir mercato nella sud.ta terra di Avella così infatti nel sud.to anno e mese sortì un pieno immenso mercato ricco e pieno di tutti i capi di roba e questo nel giorno lunedì".

Nel corso degli anni, comunque, il mercato subiva vari spostamenti: alle spalle della Chiesa di S. Giovanni Battista de Fustuganti – Parrocchia di Santa Marina, imbocco di via Farria/o e lungo Clanio, in via Francesco De Sanctis, via delle Tombe Romane e ancora un ritorno negli anni Settanta, in piazzetta Convento, per trasferirsi, per un lungo periodo, in via Anfiteatro e via S. Paolino, quando il 22 luglio 2005, venne fatta una proposta, resa pubblica con un convegno, di ripristinare il mercato nella primiera ed antica sede ed altre discussioni vennero fatte.

Intanto, in data 14 aprile 2011, un ordinanza del Commissario Straordinario, dott.ssa Silvana Tizzano, comunicava che il mercato settimanale dal giorno 18 aprile del cadente anno, si doveva svolgere presso le Cooperative, fino ad ultimazione dei lavori di riqualificazione ambientale ex area container ed in particolare lungo l'asse di via Anfiteatro e S. Paolino.

Questa ordinanza veniva revocata, in data 7 dicembre 2011 dal sindaco avv. Domenico Biancardi e ordinava che dal 12 dicembre il mercato settimanale venisse spostato, in via temporanea e sperimentale, dalla via G. Verga (località Cooperative) a piazza Municipio – via Roma e Piazza 1° Maggio e "che entro l'inizio del mese di giugno 2012, sia predisposto un ulteriore incontro con gli operatori del mercato per una valutazione a consuntivo del periodo di sperimentazione avviato".

E così vi è un ritorno al passato ma c'è ancora da ricordare un mercato di animali che si teneva il mercoledì.

Tra gli anni Ottanta ed il Duemila gli ambulanti erano circa centoventicinque, dal Duemila al Duemilaquattordici sono appena 35 e questo dato negativo scaturisce, non solo per la presenza di centri commerciali e precarie situazione economica ma anche per la presenza del mercato della domenica del Comune di Sperone, che si avvale di una buona posizione logistica, in quanto raggiungibile da Baiano, da via Nazionale delle Puglie e da Avella e possibilità di parcheggio.

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