Culto del Maio. Il rito arboreo nel comprensorio avellano-baianese

Si è conclusa, nel comprensorio avellano baianese, la seconda fase del culto del Maio, con la celebrazione, a dicembre, in Baiano, in onore del santo patrono, protomartire Santo Stefano, la cui prima, è iniziata, il 30 novembre, a Sirignano, per Sant' Andrea.

di Nicola Montanile

Foto: http://annoeuropeo2018.beniculturali.it/eventi/maio-santo-stefano/#&gid=1&pid=4


Il rito arboreo continuerà, nel mese di gennaio, e precisamente il 10, a Mugnano del Cardinale, per Santa Filomena, ma che non è la patrona, in quanto lo è la Madonna delle Grazie, poi si passerà, a Quadrelle, il 17, per Sant'Antuono, nemmeno lui patrono, perché è San Giovanni Battista, e si arriverà, infine, ad Avella, il 20, questa volta, con il protettore San Sebastiano

Il definitiva, la kermesse terminerà, il 20 febbraio, nel piccolo centro basso irino di Sperone, per il patrono sant'Elia, mentre a Nola, prenderà il nome di Giglio, con usanze e connotazioni diverse.

E, a proposito dell'ancestrale manifestazione ierofannica del sacro attraverso il profano, ecco, come lo scrittore, Can. Stefano Boccieri, nella seconda parte del suo libro "Briciole", - Tipografia Ferrara - Avella, 1957, così parla della religiosita e del Maio di Baiano, suo paese.

Non ho potuto avere, almeno fino a questo momento, notizie precise circa l’origine del culto di Baiano a S. Stefano e la fondazione della sua Chiesa. Ho la quasi certezza, che però, Baiano innalzasse un Tempio al Protomartire fin dal tempo in cui non era che un casale. I documenti e le memorie relative, conservate nella curia nolana, risalgano soltanto agli anni immediatamente posteriori al gran Concilio di Trento (1545 – 1565). Si apprende da essi che, in quel tempo, la chiesa di S. Stefano funzionava già da parrocchiale. Nel 1586, il Vescovo nolano, recatosi in santa visita a Baiano, assistette alla Messa, celebrata dall’arcipresbitero D. Felice De Bucceriis (un mio antenato). Finita la Messa, il De Bucceriis presentò al Vescovo la bolla della sua investitura, ricevuta da Mons. Scarampi, dopo che D. Marco Beccari, suo predecessore, ebbe rassegnate le sue dimissioni. Oltre che parrocchiale, la Chiesa di S. Stefano fu la Chiesa cimiteriale del paese. E’ noto che, fin quasi al nostro tempo, i fedeli morti si inumavano sotto o nei pressi delle Chiese, ritenute il luogo più adatto per dormirvi nella pace del Signore. Si può, quindi, affermare che tutto, o quasi Baiano, che fu, dorme ai piedi del suo Santo. Tuttavia la Chiesa del Protettore fu sempre umile e povera, almeno fino al 1910, quando si iniziarono ingenti lavori di ampliamento e di restauro. E povera fu sempre la parrocchia, tanto che i parroci stentarono non poco per sopperire alle necessità e mantenere il decoro del Tempio. Si distinse, tra glia altri, per intelligente attività e l’amore a S. Stefano, D. Andrea Del Litto, eletto parroco nel 1749. Fu lui che, nel 1750, l’anno dopo la sua lezione, fece scolpire la bella statua di S. Stefano, che noi veneriamo nel Santuario, e ne fece costruire la nicchia ed indorare la pedagna. Egli morì nel 1801, a 93 anni. E, forse, visse a lungo soltanto perché, molti anni prima, aveva rinunziato alla parrocchia, cercando la pace, che non aveva avuta da parroco. Potrei dire dei suoi successori, fino ai giorni nostri; ma temo che tale croni-storia sia poco interessante agli amici e mi affretto a dare loro qualche notizia circa la popolare funzione del maio e del focarone.

Mi si domanda spesso: Come e quando cominciò la singolare e suggestiva funzione?

Si sono sprecate molte chiacchiere in proposito ed azzardate ipotesi fantastiche. Qualcuno ha parlato del fuoco sacro dei pagani e delle Vestali, che lo custodivano; altri, a proposito del maio, è risalito fino ai druidi ed agli alberi sacri della selva gallica. Questo, per concludere che le manifestazioni e le funzioni sacre dei pagani, modificate ed adattate, sono state continuate dal popolo nel culto cristiano. Può ben darsi che, in qualche caso, sia stato così; ma, nel caso nostro, affermo, assolutamente , di no. Ecco: Nei tempi passati, il nostro paese era abitato in prevalenza, da contadini e boscaioli, i quali tutti si levano prestissimo per andare al lavoro. Questa brava gente nostra usava, ed usa, nella novena di S. Stefano, che coincide con quella di Natale, assistere alla Messa, ancora prima d’iniziare il lavoro. Dovendo, quindi, muoversi nelle primissime ore del mattino, per andare alla Chiesa, quando le vie non erano neppure illuminate da una tenue fiammella di candela, si armavano di tizzoni ardenti per farsi luce e riscaldarsi. I tizzoni, poi, venivano tutti deposti sullo stradone, davanti alla Chiesa, intorno ad un ceppo od un ramo più grosso, e la fiamma saliva, diffondendo luce e calore bella notte invernale. Più tardi, quando non vi fu più bisogno di tizzoni per attraversare di notte le vie, i fedeli li portarono ancora ed, insieme ad altra legna, li offrirono al Santo; ma lo fecero in pieno giorno e soltanto nella vigilia della festa. Prima, però, recisero nel bosco l’albero più bello perché troneggiasse in testa alla pira. Cominciò cosò la funzione del maio e del focarone, non ricopiata da riti pagani, ma bella perché semplice genuina opera di fede. Certo, da principio, la funzione non si svolse tale e quale come oggi; ma si perfezionò con glia anni. E posso affermare con sicurezza che essa è più antica di quanto si ritenesse. Infatti, risulta da una memoria conservata nella Curia di Nola, che, il 16 febbraio 1682, un certo Francesco Antonio Stingone donava una selva, in località “Fontana” <a disposizione ed arbitrio del parroco ed a servizio della Chiesa di S. Stefano> Proprio in questa selva, ogni anno, nel mattino di natale, i baianesi sceglievano il maio, per trasportarlo in gloria sul piazzale della Chiesa.

La selva fu, poi, venduta ad Antonio Boccieri, il 6 novembre 1769. E, forse, da tale anno, il popolo cominciò a cercare il maio nel bosco “Arciano”, assegnato, come si è detto, al nostro Comune fin dall’anno 1726. Da alcuni anni però, nel bosco, che fu la ricchezza del paese, non si trova più un maio per il Protettore. La guerra, che ha distrutto tante cose, ha pure distrutto il notro bosco, contagiato da legno infetto, importato da soldati stranieri. Ma i baianesi lo troveranno, sempre, un maio per il loro Santo, perché il maio è diventato un simbolo, quello della fede

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