Famiglia Doria Del Carretto ad Avella ed Angri

di Nicola Montanile A proposito dei "Giardini di Villa Doria, la Villa degli Artisti, kermesse organizzata

da APS "Il circolo degli Artisti", ecco alcune brevi notizie su questa famiglia

Baronale.

“Questi è quel Doria, che fè dei Pirati

Sicuro il nostro mar per tutti i lati”.



Così Ludovico Ariosto, nel Canto XV della sua opera “L’Orlando Furioso”, cita D.

Giovanni Andrea Doria, capostipite e discendente della nota famiglia genovese,

Principe di Melfi, come erede e successore di Sforza Andrea Del Carretto, che

ebbe la Baronia di Avella, 1604, col titolo di Principato, insieme con i suoi Casali,

con la Terra di Summonte e con la rendita annua di ducati 11,00, surrocata in

luogo del Marchesato del Finale, appartenente alla nobile famiglia del Carretto,

per convenzione fatta tra la Corte di Spagna ed il Principe Sforza Andrea del

Carretto.

Prima di parlare dei Doria, è d’uopo un accenno ai Del Carretto, con cui si

imparentarono, matrimonio tra cugini, dicendo solo che era una famiglia di

discendenza aleramica ed era divisa in molti rami.

E, ritornando ai Doria, si riporta una supposizione dello storico, Ignazio D’Anna,

tratta dal suo libro “Avella Illustrata”, 1782, pagine 110 e 111, Capitolo XXXVIII,

che recita “....Ardoino, l’uno de’ Conti di Narbona, ——-, giunto in Genova

nell’anno 1134 con intenzione di portarsi a visitare i Luoghi Santi di Gerosalemme,

gravemente infermossi in casa di una Gentildonna vedova de’ Signori della Volta,

chiamati poscia Catanei, da cui, e da due sue figliuole con somma carità, ed

affetto nella sua infermità assistito, e specialmente da una di esse ragazze di

nome Oria, ricuperò la sanità, e proseguito avendo l’intrapreso viaggio, nel ritorno

a Genova di bel nuovo albergò nella medesima casa, sposando pure la predetta

Oria. Quindi restituitosi a Narbona sua patria, ed avuta la parte di quella facoltà,

che gli toccava, dopo tre anni ritorno fece a Genova, ove comprato avendo un

gran spazio di terreno nella Contrada, che oggidì chiamasi ancora Porta Oria,

essendo allora fuor della Città, vi fabbricò più di 200 case, le quali per lungo tratto

di tempo pagarono livello a’ Nobili Doria. Intanto da Ardoino ed Oria coniugi

nacquero quattro figli maschi, che universalmente detti furono figli di Oria,

chiamata in appresso Doria per la congiunzione fatta della particella di colla voce

Oria...“.

Comunque il ramo Doria del Carretto, il quale aveva per Arma “Spaccato di oro e

di argento all’aquila spiegata di nero, membrata, imbeccata e linguata di

rosso, attraversante sul tutto“, si estinse con Maria Giovanna Teresa Doria Del

Carretto, Duchessa di Tursi e principessa di Avella, che convolò a nozze con

Lazzaro Doria, mentre sua figlia, Maria Giovanna, Duchessa di Tursi e

Principessa di Avella, con Francesco Maria Sforza Visconti dei Marchesi di

Caravaggio.

Tracce del blasone descritto, è visibile, sotto l’androne del portone del Palazzo

Baronale, prima di accedere alla corte e al giardino e nella neo Sala “Alvaro

Alvarez De Toledo”, mentre, per quanto concerne le opere di bene che le due

nobildonne citate, madre e figlia fecero, non solo, per Avella ma per tutti centri del

comprensorio avellano baianese.


Non bisogna dimenticare, altresì, Maria Amalia Doria, nonché Bianca Doria Sforza

Visconti, la quale premorì alla madre, maritata con Fabrizio Colonna Principe di

Palliano, figlio di Lorenzo, Gran Contestabile del Regno di Napoli e di Maria

d’Este, e Teresa maritata con Marcantonio Doria Principe d’Angri.

La Baronia passa ad Aspreno Colonna Doria Del Carretto, principe di Palliano,

Duca di Tursi e Principe di Avella, sposatosi con Maria Giovanna Cattaneo dei

Principi di S. Nicandro, per poi andare a Giovanni Andrea Colonna Doria – Del

Carretto, Principe di Palliano.

Dal 1808, come si sa, vennero eliminati i diritti baronali e con la legge Bonaparte

le terre dei Baroni vennero dichiarate di uso pubblico e soprattutto della comunità,

per cui il Principe Aspreno, padre di Andrea, nonno della contessa D. Livia

Colonna, perse tutti i diritti che gli spettavano dalla Baronia di Avella. Intanto potè

goderli

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