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I RESTI DELLA CINTA MURARIA MEDIEVALE DI ANGRI

ALTRI MONUMENTI DIMENTICATI CHE VANNO SALVAGUARDATI.

di Gennaro Zurolo

Lo storico e libero ricercatore, l’avv. Gennaro Zurolo – dopo la sua ultima fatica letteraria, pubblicata nel mese di dicembre 2018, dal titolo “ Le origini del culto Giovannita, ovvero di San Giovanni Battista, nella Terra d’Angri” – è ancora alla ricerca del glorioso passato di Angri, ponendo all’attenzione soprattutto della Comunità angrese altre tracce di architettura medioevale, purtroppo dimenticate, che insistono oggi sul nostro territorio e che vanno salvaguardate: i resti della cinta muraria Normanna, risalente tra l’XI e il XII secolo, cui parzialmente sovrapposta da quella Angioina del Due-Trecento, che circondava l’intero perimetro della cittadella fortificata-Angarium oppidum perfettamente integrata nella così detta “maglia militare” del sistema difensivo territoriale. Sull’argomento è bene ricordare che gli stadi di sviluppo, soprattutto nel centro storico, di Angri con le sue fasi evolutive del tessuto urbano, ha rappresentato e rappresenta la prova tangibile del tipico impianto Angioino, rimasto immutato nei secoli nonostante i vari rimaneggiamenti apportati alle strutture originarie di Età normanna. Peraltro la presenza di dette mura a difesa della Città dovette creare la necessità di aprire nella stessa dei varchi, anch’essi fortificati, per consentire ovviamente il passaggio. A queste finalità assolvevano infatti le Porte, che per la Terra d’Angri furono all’incirca dieci, escludendo le minori (dette portelle o posterle o correturi, inglobate nella cinta muraria, come il correturo del Torrione, il correturo dei Coronati e la posterla, ubicata tra l’odierna Via Murelle e la Villa Comunale), di cui tre (Porta del Trivio, Porta di San Benedetto, Porta del Quarto) si trovavano al di fuori della cinta muraria-extra moenia della Terra-Universitas Terrae Angriae, le restanti invece, in numero di sette, erano: Porta dei Concilij o di Monte, Porta dei Canzolini o di Basso, Porta dei Rafanioli o di San Nicola, Porta dei Coronati o di Aquilone, Porta San Giovanni di Sopra o del Torrione, Porta San Giovanni di Basso o di Levante e Porta dei Giudici.

Per quanto riguarda i luoghi dove attualmente si possono ammirare tali testimonianze di architettura militare medioevale, occorre attraversare il centro storico angrese e proseguire lungo il tratto di strada di Via G. Marconi, nel Vico Porta di Basso, ove si ergono degli imponenti resti della cinta muraria, inglobata tra due edifici. Ancora, in Via Giudici, in una strettoia situata all’inizio della strada si possono scorgere altri ruderi di mura fortificate munite di torre sporgente a forma quadrata (trasformata parzialmente in civile abitazione) con sottostante portale in pietra lavica. Infine, in Via Nuova Cotoniere, all’incrocio con il Corso Vittorio Emanuele, laddove in un tempo non molto remoto esistevano dei ruderi –dell’XI secolo, poi inglobati in taluni fabbricati per civile abitazione – dell’Eremo della Congregazione dei Camaldolesi di Maiori, da cui prese nome un’antica stradina (che attraversava la parte posteriore del Monastero Camaldolese e immetteva sul Corso Vittorio Emanuele) denominata appunto Strettola Camaldoli che oggi più non esiste, presso il quale s’innalzano altrettanti resti della predetta cinta muraria fortificata, munita di torre sporgente a forma quadrata, venuta alla luce durante i recenti lavori di scavo e consolidamento dell’area di sedime.

Angri, su Via G. Marconi, Vico Porta di Basso, resti di cinta muraria

© foto elaborata a cura dell’avv. Gennaro Zurolo

Angri, su Via Giudici, ruderi di mura fortificate con portale in pietra lavica

© foto elaborata a cura dell’avv. Gennaro Zurolo

Angri, su Via Nuova Cotoniere, resti di cinta muraria munita di torre sporgente a forma quadrata

© foto elaborata a cura dell’avv. Gennaro Zurolo

Angri, su Via Nuova Cotoniere, all’incrocio Corso Vittorio Emanuele,

ruderi dell’Eremo della Congregazione dei Camaldolesi di Maiori

© foto elaborata a cura dell’avv. Gennaro Zurolo

Angri, su Corso Vittorio Emanuele, lapide viaria

© foto elaborata a cura dell’avv. Gennaro Zurolo