L'Albero: il furore della vita nel baianese

Si sa che le ierofanie sono la manifestazione del sacro attraverso il profano e, prendendo in esame le vegetali, vengono classificate in questo modo: un tipo individuato di albero (il noce), frutto (il limone), il fiore in senso lato e l'albero in senso lato. Il 24 giugno si celebra la festività di San Giovanni Battista, nell'ambito di questa festività si effettua tutt'ora la <cinghiatura dei noci>. Nicola Montanile


Nel campo magico tutti ricordano la leggenda delle streghe nell'area del beneventano che si riunivano, intorno ad un albero sacro, un noce; un albero che sta tra il religioso e il magico, il sacro e il profano. "In questa dimensione - si legge nel libro, "Entro i relitti dell'ambiguo", a cura del prof. Franco Salerno" - si colloca infatti il famoso rito della <Cinghiatura dei noci>. Il 24 giugno si celebra la festività di San Giovanni Battista, patrono di Roccarainola; (NDA anche di Quadrelle, Carifi, Contrada e Villanova) nell'ambito di questa festività si effettua tutt'ora (anche se con minore frequenza di una volta) la <cinghiatura dei noci>. Nella notte del 23 tutti i tronchi dei noci vengono cinti, legati (questo tema del 'legamento' ritornerà nel culto popolare di un altro santo, Sant'Antonio Abate) da rametti di salice o di pioppo, per proteggerli da caduta prematura delle noci. La genesi di questo rito viene riferita alla decapitazione del Battista avvenuta per un capriccio di Solomè, su istigazione della madre Erodiade". Inoltre, nel martirio di S. giovanni Battista, ricorrente il 29 agosto, nella notte, come quella del 24 giugno, è possibile vedere riflesse in un bacile d'acqua, le anime di Erodiade e di sua Figlia Solomé, attraversante il cielo in groppa ad un cavallo di una trave di fuoco, che si dicono:

Mamma, mamma, perchè me lo chiedesti? E tu figlia perché lo facesti? Chiesi la testa di San Giovanni, e ora, mamma mia, che brutti affanni! Tra i riti divinatori o pratiche magiche, c'era l'usanza delle promesse spose di conoscere il mestiere del futuro marito o dalle forme che prendeva il piombo, prima di essere liquefatto in una palette rovente e, poi, lasciato raffreddare e poteva venirne fuori o una falce, contadino o una lesina, calzolaio o una sega, falegname; oppure dall'aspetto che assumeva l'albume di un uovo messo la sera della vigilia in un bicchiere e lasciato al sereno per tutta la notte, nonché altre pratiche ancora. Ma ritornando al discorso iniziato, il testo presenta una sottotitolo "Misteri e Furori nelle Feste e nei Culti popolari del <mondo magico> campano dal 1500 ad oggi"; si tratta l'argomento nel capitolo terzo "L'Universo delle ierofanie nel Nolano, nel Vallo di Lauro e nel Baianese" ed è stato impresso nel mese di maggio 1984 presso le Arti Grafiche Palumbo & Esposito Cava dei Tirreni (Salerno) e scaturisce da un lavoro di ricerche, fatte da un studenti della Prima C del Liceo Scientifico "Enrico Medi" di Cicciano. L'interessante lavoro sulle nostre radici ci informa, altresì, "Un'altra interpretazione, invece, collega la <scarmatura> delle noci (cioè la caduta precoci delle noci) ad un essere mostruoso, tipo un grosso serpente o un drago (ritorna la presenza del serpente, che abbiamo già evidenziato nel quarto paragrafo del secondo capitolo): esso appare solo alla vigilia di san Giovanni Battista. Secondo gli anziani, nel mostro si incarnerebbe per una maledizione lo spirito di colei che fece decapitare il Santo; perciò ai giovani e alle fanciulle veniva raccomandato di non avventurarsi per i campi durante la vigilia di san Giovanni". Ma i giovani discenti, forse, oggi, docenti o professionisti, narrano anche di "Un'altra leggenda fra religioso e magico, sempre in riferimento al noce, è quella di San Barbato e del <noce incantato> con la quale ritorniamo nell'area del Beneventano. Si racconta infatti che san Barbato abbattè a colpi di scure il <noce incantato> e lo seppellì in una fossa. Ma dalle radici balzò fuori un demonio gigantesco (ritorna sotto forma cattolica il tema dell'<essere mostruoso> presente nella <cinghiatura dei noci> tanto spaventoso a vedersi che tutti scapparono, tranne san Barbato. Il demonio aveva avuto il tempo di far spuntare dal terreno un nuovo noce alto e verde come quello che san Barbato aveva abbattuto, intorno al quale continuavano a riunirsi diavoli, streghe e <arcifanare>, cioè le streghe possedute da diavoli. In tutta questa serie di credenze collegate al noce un elemento senz'altro è in comune: la dialettica vita/Morte. Infatti: - la decapitazione del Battista è un evento a - temporale (di Morte) che serve a proteggere contro una <morte> precoce delle noci; - il risorgere continuo del <noce incantato> introduce il tema dell'albero come simbolo della vita...". Alla fine, i giovanotti chiudono con M. Eliade, op.cit. p.275, che dice "L'albero rappresenta - in modo sia rituale sia concreto sia mitico e cosmologico e anche puramente simbolico - il Cosmo vivente, che si rigenera senza interruzione". Un prosit, quindi, agli allora giovani studenti nelle persone di Letizia Cafarelli e Adele Lombardi, che trattarono proprio la "cinghiatura", nonché Ida Bifulco, Alessandra Miani, Nunzia Pierno, Paolino Castaldo, Enrico Fedele, Aniello Laudanno, Giovanni Russo, Luigia D'Angelo, Giuseppe Buonaiuto, Pierluigi Romano e ovviamente al coordinatore, magnifico prof. Franco Salerno.

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