La sfida dei sapori di Salvatore e Gianluca

Sapori, colori, materie prime rivisitate per portare a tavola una cucina rinnovata nel rispetto della tradizione culinaria della Valle del Sarno. Lungo l’antica strada che da Nuceria conduceva a Pompei, Angri si conferma territorio di transito, territorio dove la storia ha plasmato culture e colture. di Enzo Ruggiero

Il fuoco trasforma gli elementi e la sapienza e l’arte di Salvatore e Gianluca, crea piatti particolari che rendono unico il menu del ristorante “Pierò”; una struttura elegante e nello stesso tempo semplice che sa accogliere e soddisfare, mettendo a tavola il calore della famiglia, quella sensazione di sentirti a casa, quell’essere avvolti in un caldo abbraccio di gusto e di sapori che solo la buona cucina sa dare.

Salvatore Marino e Gianluca Attianese amano definirsi cuochi e non chef. Una passione per la cucina che li ha travolti tracciando il loro cammino professionale. “E’ da quando ero piccolo che è iniziata questa passione per la cucina, spiega Salvatore. Aiutavo mia madre dando sempre delle idee su come cucinare piatti nuovi. Poi la passione è diventata studio e alla fine professione”. Gianluca ha solo 21 anni e ci racconta la sua esperienza. “Fin da piccolo sono stato coinvolto tra fornelli e pentole. Ho seguito le orme di mio fratello che mi ha coinvolto facendo nascere la passione per questo lavoro, oggi parte integrante della mia vita”.

L’uso degli elementi della cucina tradizionale e delle diverse tecniche di cottura, metodi di conservazione che si fondono per creare un piatto diverso, nel segno della tradizione locale. Come si interagisce all'interno di una cucina, in un posto isolato dalla sala, luogo dove arrivano i piatti, dove arriva il gusto e quindi il giudizio? “Si tratta di un lavoro duro e continuo, spiega Salvatore. Bisogna superare anche delle difficoltà, riuscendo ad interagire con l’intero staff. Sicuramente creando uno spirito di squadra ci trasformiamo in una famiglia che ti fa andare avanti, che ti fa confrontare con la qualità del servizio che rappresenta la cosa più dura in un ristorante. Per un cuoco affrontare il servizio serale, specialmente il sabato sera, è un banco di prova importante, ma essere uniti permette di superare ogni limite, andando avanti senza paura”.

La costruzione di un piatto tradizionale rivisitato, richiede studio e pone esperienze a confronto permettendo di creare grandi piatti. “Amiamo proporre ricette vecchie, quelle della tradizione contadina dei nostri luoghi, della Terra d’Angri, dove storia e ruralità dei luoghi fanno parte del patrimonio culturale del nostra città. La nostra proposta abbina ricette vecchie con tecniche moderne, elaborate anche grazie alle esperienze che abbiamo avuto con chef di alto livello”. Ma il confronto con l’alta cucina non rischia di contaminare il piatto della tradizione? “Bisogna stare attenti a restare sempre nel contesto tradizionale, spiega Gianluca. Noi siamo ad Angri e rispettiamo il gusto delle nostre ricette contadine. Ad esempio un nostro nuovo primo piatto con crema di broccoli, spaghetti aglio e olio con alici marinate alla soia, oppure proporre un uovo cotto a bassa temperatura con tartufo grattugiato. Noi proponiamo aspettando la risposta dell’utenza”. In attesa abbiamo assaggiato questa nuova proposta e siamo rimasti deliziati dalla morbidezza dei sapori, dalla giusta fusione tra antico e moderno che ha trasformato semplici piatti in una esperienza da ripetere.


Il ristorante “Pierò” è gestito da un intero nucleo familiare. Giuseppe, Rossella e la mamma Immacolata, che hanno dedicato alla memoria di papà Piero il nome del locale. “Stiamo elaborando il nuovo menu e dietro a dei semplici fogli stampati c'è tanto lavoro, ci sono le nottate passate dopo il servizio a parlare del menu da cambiare, dei piatti da proporre, delle nuove ricette da formulare”. Giuseppe Campitiello crede “che la ristorazione è un teatro e noi operatori siamo dietro le quinte, ma quando poi escono i piatti in sala, indossiamo una maschera dando inizio allo spettacolo. Siamo giovani e viviamo di questa passione che ci trasmette l’energia per andare avanti, per creare lavorando. Il nostro è un continuo ricercare, un continuo confrontarsi e sono fortunato di avere due bravi ragazzi, due cuochi con ambizioni e belle tecniche, con alcune cose da migliorare con tante cose ancora da imparare. Ci accomuna il fatto di essere giovani con la giusta voglia di rivincita, di riscatto, orgogliosi di poter vivere del nostro lavoro”.

Al “Pierò” ci sono ragazzi dalle grandi vedute che cercano un futuro nella ristorazione. Parlano avendo una bella luce negli occhi, lasciando intravedere la passione dell’anima. Innamorati di un lavoro che sacrifica affetti, hanno ritrovato il senso di famiglia nel gruppo di lavoro, senso di famiglia che provano a trasferire ai loro clienti.

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