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LA SIMBOLOGIA DEL GIARDINO "LIVIA COLONNA" i giardini

Il 14 maggio 2004, gli alunni dell’Istituto Comprensivo “Mons. Pasquale Guerriero”, nell’ambito del progetto “Riscopriamo gli albori del Decumano Maior” (Dagli Spinelli agli Alvarez de Toledo), diedero vita con quelli della scuola media statale “D’Ovidio Nicolardi” di Napoli, in virtù del gemellaggio didattico-formativo, ad una sfilata, in costume d’epoca dal ‘400 all’800. Il lungo e suggestivo corteo mosse da Piazzetta S. Pietro, percorse tratto del Corso Vittorio Emanuele, svoltò per Viale S. Giovanni, scendendo per via Roma, giunse in Piazza Colonna, su cui si affaccia il Palazzo Baronale; la piazza divenne teatro all’aperto con danze, cori e dialoghi che fecero rivivere i personaggi del tempo che fu. di Nicola Montanile



L’epilogo della rappresentazione fu segnato dal racconto dei simboli del giardino, interpretati dai ragazzi; simbologia, per altro, valida per tutti i giardini.

LIVIA COLONNA: “Ho fatto rimettere, nelle condizioni primarie, la Fontana di Sperone e sono la moglie di Fernando Alvarez de Toledo, Conte di Caltabellotta che, per amore mio, mi ha dedicato questo bellissimo giardino all’italiana, con tutta la sua simbologia“.

NARRATRICE: “Ecco le porte si aprono, possiamo riscontrare il contrasto che caratterizza la vita e la morte. Il Palazzo ed il suo interno ostenta un benessere, con le facciate pretenziose, le decorazioni a stucco, le ringhiere elaborate, i portali maestosi. Insomma il distacco dal popolo e l’idea dell’oppressione“.

NARRATRICE: “Una leggenda araba racconta che il mondo, all’inizio dei tempi, era un immenso giardino, finché un uomo non incominciò a peccare. Accadde, allora, che Allah, per ogni peccato commesso, ordinasse ad un Angelo di far cadere, sulla Terra, un granello di sabbia; in poco tempo, il bel giardino divenne un deserto, simbolo del vuoto e della morte“.

NARRATRICE: “Invece, Dio creò un giardino meravglioso, con ogni sorte di frutta buona da mangiare e di alberi graditi alla vista, tra cui l’albero della conoscenza del bene e del male“.

GIARDINO: “Sono palestra ideale per gli esercizi spirituali. Platone era solito intrattenersi come fa più tardi Cosimo dei Medici e tanti altri che ne fanno anche oggetto di componimenti e di mero divertimento“.

NARRATRICE: “All’interno, il Giardino è teatro, in cui si riflette la vita dell’universo e talvolta può apparire drammatico, quando l’acqua e il verde vengono addomesticati per configurare scenari architettonici; burlesco, quando vengono utilizzati i piccoli giochi d’acqua dai quali si esprimono armonia e serenità“.

NARRATRICE: “Talvolta il Giardino si rivela nel profilo religioso della ierofania, quale la manifestazione del sacro attraverso il profano. Ma venite, con noi, in un giardino leonino detto così per la planimetria rinascimentale e vi parlerò, stando zitto“.

CORTE: “Sono il luogo di passaggio per l’accesso del giardino ove ci si ferma a guardarlo in prospettiva. Lì, agli angoli delle mura e sui cancelli, vi è il glicine“.

GLICINE: “Sono il Glicine e scalo fortezze, mura e cancelli, facendo ciondolare, per una lunghezza di metri, i miei rami che, ad Aprile, si ricoprono di alcune fiorescenze, chamate dalle nostre parti, in termine volgare, Manelle ‘e Criste“.

VIALE: “Rappresento uno dei viali, un tempo Decumano Inferiore: quindi, paganesimo, tenebre e su di me nasce questo bel giardino che concilia l’azione e la conteplazione, la vita mondana e il sociale, quella spirituale ed ascetica. In effetti sono diventato la luce

NILO: “Sono il Nilo, ovvero la vita. Il Vanvitelli mi ha identificato con il nostro Clanio, luogo di insediamento preistorico e continuazione di altre luce dai Romani ai nostri giorni. In fondo c’è la camelia, mia eterna contrapposizione“.

PESCHIERA: “Sono la seconda Peschiera, dopo quella del Nilo. Do, con continuità, la mia acqua, supporto e vitalità a fiori ed alberi ed ad ogni specie di flora e a piccoli insetti. Contengo, spesso pesci per il sostentamento estivo. Vicino avevo la palma nana“.

PALMA NANA: “Ero presso una delle peschiere. Il mio nome scaturisce dalla tradizione, dalla martirizzazione del nostro primo pontefice Pietro, capovolto su una croce ottenuta con il mio stipite graffiante che accresce il tormento della pena mortale“.

PLATANO: “Sono secolare. Rappresento il cosmo, l’universo, il mondo, in quanto sono il simbolo eterno. In me si scende al centro, confermando che gli antichi amavano seppellire i loro cari defunti nelle incavature degli alberi; non per comodità, ma per rispetto, perché l’incavatura è l’utero materno e come ci si nasce da esso così ci si ritorna, in una sorte di sei polvere e ritornerai polvere“.

PLATANO: “Anch’io sono un platano ma di specie diversa e insieme con l’altro reciso dalla parte opposta, ci troviamo sulla stessa direttiva del secolare per formare una croce, simbolo dell’affermazione e della vittoria, della fede e della disparità“.

BOSSO: “Annuncio il passaggio del giardino tardo medievale al rinascimentale o all’italiano. Prendo il nome di una topia, figurazione dipinta da un modello di giardino ideale con il quale dovevano confrontarsi proprietario e giardiniere“.

PESCHIERA: “Sono la terza ed il Nilo mi riversa, per prima, le sue acque. Mi faccio carico delle stesse cose della mia amica. Ma, spesso, entrambe rappresentiamo, specialmente, nel periodo estivo, giochi e divertimenti per i ragazzi ed i grandi“.

CAMELIA: “Fiore selezionato dal famoso botanico Camel e voluta, in Francia, da Giuseppina Bonaparte. Entrata in competizione con la rosa per bellezza dei fiori e del fogliame, lucido e coreaceo, rappresento la morte, sostituendo il giovane Cuparisso, poiché, con spettacolare fioritura, annuncio la fine della stagione invernale, mentre qualcuno mi attribuisce il significato di ciò che non muore mai. Ma indico anche costanza negli affetti, l’ardore se sono rossa, giocondità se rosa, bizzaria se striata“.

ALLORO: “Detto anche lauro, rappresento l’eternità perché sempre verde. Sono presente negli ornamenti e le mie foglie aromatiche servono per dar gusto ai cibi. Consacrata da Apollo, simboleggio la sapienza, la gloria, perciò emblema di vittoria“.

AIUOLA: “Possiamo essere quattro o in più ad indicare la fede, i quattro fiumi del Paradiso, le virtù cardinali, gli evangelisti, i padri della chiesa, nonché se sette, i sacramenti, se dieci, i comandamenti e così via“.

ROSA: “Nel giorno precedente l’Ascensione, sono il gradevole e profumato elemento del lavaggio della faccia. I miei petali con qualche foglia aromatica si lasciano all’esterno per tutta la notte per farli benedire dall’Angelo. Il giorno successivo tutti si lavano la faccia con l’acqua profumata con una manciata dei miei petali“.

ARANCIO/A: “Sono il frutto che vive nel periodo invernale e il fiore è caratteristico delle spose perchè con esso un dio dell’Olimpo lo usò come veste nunziale per sopperire alla povertà di una ragazza e indica, per questo, anche la verginità“.

LIMONE/LIMONAIA: “Il mio colore giallo significa sole, fertlità, regalità e sono il frutto per tutte le stagioni. In alcune zone, però, posso essere anche simbolo della morte. Infatti se mi conficcano fili d’ago, evocando il nome d qualcuno, nel momento che io perdo il succo, il malcapitato la vita“.

BOUGANVILLE: “Prendo il nome da un navigatore francese ed anch’io sono stata vittima di un sacrilegio, dopo aver fatto bello sfocio di me, nel corso degli anni. Dò il Benevenuto a tutti“.

NARRATRICE: “Termina il nostro viaggio nel giardino dove predomina il polline fecondatore e trasportatore per perpetuare l’incessante processo che genera semi, alberi, foglie, fiori e frutti. Ed io Proserpina, legata al mito della Mala Orbiculata dalla quale prende, si suppone, anche il nome di Avella, Città delle Mele, mi concedo da voi AVELLANI“.

(Da “Il Palazzo Baronale – Storia, leggende, curiosità, nobili e benfattori")