“LE LUMINOSE FORME DEL DIVINO COSMICO ALFABETO”

La mostra durerà fino al 07 ottobre e sarà visitabile dal lunedi al sabato dalle 10,00 alle 12,00 e dalle 17,00 alle 19,00 Comunicato stampa

Nell’arte, transitare dalla figura volume alla luce che va infigurandosi, senza però determinarsi, è ardua impresa. Antonio Salzano sta operando una ricerca, in cui la qualità assoluta di quelle, che impropriamente, chiameremmo icone, è nell’ eco visibile, sostanziata da fasci e rimandi di luminosità, sfavillii, impulsi raggianti, che alludono all’ incorporeità epifanica, presente nelle evocazioni. Non si tratta delle credute specchiate sembianze, che Dante apprende a riconoscere come vere sostanze incorporee, a lui epifaniche nella vanità che le fa sembrare persone.



Salzano, nell’astrazione totale, ricerca quelle verità di cui l’Eterno si è servito per donare al cosmo quell’ alfabeto universale che, ab aeterno, nella Sua Mente già c’era, prima che per amore decidesse di creare il mondo. L’ astrazione geometrica è interessante per tutti i sentieri che si dipartono dalle ragioni dell’investigare. Chi incornicia un colore in una forma geometrica elementare non commette peccato, ma non ha fatto altro che proporre una sezione di cubo, prisma o cilindro più o meno attrattiva. Su qualsiasi supporto, infatti, anche il segno più sottile ha uno spessore Nessuno al mondo ha mai visto un angolo, un triangolo, un quadrato, una circonferenza: la geometria intuitiva resta tale se non è applicata. Altra cosa è rendere visibili nell’opera le divine proporzioni e verificarne gli effetti, nel senso delle armonie che esse determinano o alle quali concorrono, e qui, visionariamente, s’avvalora l’astrazione totale di Salzano, che rifugge il perimetrabile e giostra con le intravisioni, alle soglie di un’epifania che conforterebbe anche i mistici, se non si accorgessero che il fenomeno, che li sta suggestionando, rientra nell’ordine naturale delle cose. L’astrazione totale è un’arte difficile, oserei dire ingovernabile, quando ride dei pennelli e dei colori. Il discorso critico è inattivabile allorchè l’astrazione diventa segreto dell’artista nella sua ineffabilità. Si corrono non pochi rischi nell’esegetica e allora è bene che l’artista e l’ermeneuta convengano che la verità cosmica non può essere che elegantissima, alle soglie di un disvelamento, che, nel dono, comunica una gentilezza paradisiaca. Quel vero esige una predisposizione a percepire una visione “ulteriore” e “dà per gli occhi una dolcezza al core che intendere non può chi non la prova”. L’astrazione totale di Salzano cerca quel vero che appartiene agli argomenti umani, se si assumono l’onere di essere a immagine e somiglianza e non presumono di fare scienza, utilizzando gli strumenti di un pragmatismo contingente. Salzano vive il tempo in funzione dell’eternità: utilizza l’elementare alfabeto cosmico, che serve per riconoscere il principio dell’ordine nel cuore del caos, per interrogarsi con l’ umiltà di chi, vive e s’impegna ad esprimere, le ragioni rappresentative di una sostanza teologica attraverso un’arte aniconica-lirica-geometrica. Non c’è difficoltà a cogliere il valore della sua opera progressiva. I consensi critici non mancano e sono da sprone a dar senso al desiderio di vedere più addentro. Gli sono grato per essere fuori dalle canoniche ricerche esperte di libertà creative, come s’usa. In lui l’impegno d’arte transita per i doni dello Spirito, tutti e sette,e non viene meno quel timore della Babele, superato però nell’atto di fede, perché la confusione delle lingue sarà sempre vinta dalla Pentecoste che le unifica.

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